Prostitute, il tribunale smorza la polizia
Disatteso il foglio di via, assolta una lucciola finita nella rete dei controlli innescati dai residenti: «Fatto di tenue valore»
REGGIO EMILIA. Nel 2015 la questura ha messo a segno una retata contro il dilagare della prostituzione in via Martiri di Piazza Tien An Men. Un’operazione messa a segno viste anche le insistenze dei residenti, esasperati dal dilagare del fenomeno. Tra le lucciole finisce nella rete una ragazza allora 25enne, rumena, comparsa giovedì davanti al giudice, Simone Devoto-Medioli, che ha ribaltato però il punto di vista della questura assolvendo la ragazza.
L’accusa mossa dalla procura era relativa alla violazione del foglio di via con divieto di ritornare nel territorio di Reggio per tre anni: misura inflitta solo tre giorni prima alla ragazza, che è stata ora assolta dal giudice come richiesto dal difensore, l’avvocato Ernesto D’Andrea, poiché, secondo il magistrato, il fatto era di tenue valore. Il giudice Simone Medioli-Devoto ha dato quindi ragione al difensore nonostante la procura avesse chiesto un mese di reclusione, pena non sospesa, sostenendo in pieno le ragioni della questura.
Di per sè la sentenza è di rilevanza marginale, ma il risvolto sociale è di grande interesse trattandosi di un contrasto tra questura e tribunale. La sentenza penale rafforza il provvedimento amministrativo – il foglio di via – che da solo ha scarsa efficacia. In pratica, con l’assoluzione, è venuto meno il deterrente per costringere la ragazza a non prostituirsi più.
«Emerge infatti, dalle modalità dei fatti e dall’inconsistente entità del danno o pericolo procurato, che l’offesa derivante dall’agire dell’imputata sia di particolare tenuità e che il suo comportamento non era abituale – scrive infatti il giudice, sconfessando l’impostazione assunta dalla polizia che aveva dato il via all’operazione – e non risulta avere dato luogo ad attività connotate da disvalore penale». La questura, allora guidata da Isabella Fusiello, aveva evidenziato alcuni passaggi in seno all’operazione, considerando prima di tutto «il grave pregiudizio che l’esercizio della prostituzione in strada, soprattutto se svolta in forma ostentata, reca al sereno svolgimento della vita associata, incidendo significativamente sulla sicurezza pubblica». Era stato poi osservato «che i luoghi frequentati dalla stessa fanno parte di un quartiere dove i cittadini residenti, anche riuniti in comitati di quartiere, hanno ripetutamente segnalato a mezzo esposti e denunce a vari autorità, con grande risalto mediatico il proliferare di bivacchi, continue liti tra meretrici per contendersi il posto o accaparrarsi clienti». Ecco allora che «verificato che tale comportamento rischia di determinare conseguenze nefaste con grave degrado dell’ambiente e pericolo concreto per l’integrità morale dei minori nonché capace di arrecare grave pregiudizio alla tranquillità pubblica» decretava che la cittadina rumena «non possa fare ritorno nel territorio dei Reggio Emilia per 3 anni».
L’aver disatteso il foglio di via non ha portato quindi a conseguenze penali, aprendo una breccia nel sistema interpretativo. La prostituzione infatti non è reato, ma per contrastarne la presenza e lo sfruttamento le forze dell’ordine agiscono sul territorio con controlli che comportano spesso la contestazione amministrativa di sanzioni diverse legate alla pericolosità, al degrado o alla sicurezza. L’aver disatteso il foglio di via, in questo caso specifico, avrebbe potuto trovare un sostegno dalla condanna penale. L’interpretazione del tribunale, invece, sembra riaprire lo scenario in merito a questa attività.
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