Batosta dal fisco Coopbox si accorda e paga 1,5 milioni
L’Agenzia delle entrate contestava una cifra di 2,7 milioni La ditta ha presentato ricorso alla Commissione Tributaria
di Enrico Lorenzo Tidona REGGIO EMILIA . Non c’è tra pace Coopbox e le autorità estere e nazionali. Dopo l’emersione negli anni scorsi della maxi multa da 32 milioni di euro comminata dalla Commissione Europea per aver creato un cartello sui prezzi tra aziende concorrenti, la ditta del packaging di proprietà della cooperazione rossa tramite il Ccpl ha dovuto fare i conti anche con l’Agenzia delle Entrate. E che conti, come messo in evidenza in questi mesi.
In seguito a una verifica fiscale dell’Agenzia delle Entrate di Sassari – dove l’azienda ha una controllata – avvenuta nel corso dell’esercizio 2009, Coopbox Group Spa ha presentato ricorso alla Commissione Tributaria di Sassari dopo gli avvisi di accertamento notificati dall’Agenzia stessa, concernente la rettifica del reddito imponibile Ires per i periodi d’imposta 2006 e 2007 e l’applicazione delle conseguenti imposte, sanzioni ed interessi.
Conto finale 2,7 milioni di euro. Somma chiesta dal fisco e sulla quale si è aperto un confronto serrato con la capogruppo di Bibbiano (50 milioni di fatturato e 220 dipendenti), che ha anche filiali all’estero. La società ha sempre ritenuto di disporre di elementi sufficienti per una definizione positiva della controversia. Fatto giunto ora a soluzione con un accordo: invece che 2,7 milioni, Coopbox ha deciso di pagare all’Agenzia delle Entrate 1,5 milioni. Una via di mezzo che drena però risorse importantissime a una società che, per rimanere in piedi visto le alterne vicende giudiziarie, ha chiesto un taglio di stipendio ai dipendenti del valore di 3mila euro ciascuno.
La volontà dell’azienda è di togliere problemi e vecchie pendenze per spianare la strada al risanamento. Ecco allora che nel 2017 l’azienda ha deciso di non andare a giudizio e chiudere con accordo a 1,5 milioni.
Negli anni passati è spuntato poi un ulteriore accantonamento da 250mila euro relativo ad un accertamento fiscale avvenuto invece nel corso del 2013 ed avente per oggetto la materia di “transfer pricing” – modalità di compensazione tra società dello stesso gruppo – relativo agli anni fiscali che vanno dal 2008 - 2009 - 2010 - 2011. Questione della quale non si sa ancora se ci sia stata soluzione o meno.
Fatto sta che chiusa la pendenza col fisco italiano, a tenere banco resta la maxi multa europea. Già l’11 giugno 2013 si era tenuta la prima audizione orale davanti alla Commissione Europea. Le richieste di informazioni formulate dalla Commissione stessa erano state puntualmente evase dai rappresentanti della società con l’assistenza dei consulenti legali. Ma poco è cambiato e l’ammissione della responsabilità in merito al cartello poterà a uno sconto ma non certo all’assoluzione. Nel frattempo nei mesi fa Coopbox ha versato già 5 milioni di euro di anticipo alla Commissione in vista della sanzione, che ci sia attende possa essere la metà di quanto finora stimato, permettendo alla società di saldare e tornare a investire.
Non è esclusa ad oggi anche una profonda riorganizzazione delle società estere del gruppo Coopbox, che potrebbero essere sacrificate per tornare ad avere l'Italia come paese centrale sotto l'aspetto industriale.
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