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Galli all’attacco: «Il depuratore dei reflui fognari funziona?»

CASTELNOVO SOTTO. «La situazione di forte criticità in cui versa il depuratore di Castelnovo, sito nella frazione di Meletole, è come una scena già vista e ripetuta che si palesa agli occhi dei...

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CASTELNOVO SOTTO. «La situazione di forte criticità in cui versa il depuratore di Castelnovo, sito nella frazione di Meletole, è come una scena già vista e ripetuta che si palesa agli occhi dei cittadini castelnovesi, che denota, ancora una volta, l'inefficienza dell’amministrazione comunale uscente».

È quanto afferma Daniele Galli, candidato sindaco per la lista “Cittadini in Comune”.

«Nel depuratore confluiscono sia le acque nere, provenienti dalle abitazioni e dagli scarichi produttivi, sia le acque piovane – sottolinea Galli – quindi si può trarre la semplice conclusione che, con l'arrivo delle piogge, il depuratore è sottoposto ad un esubero di lavoro e, ovviamente, non essendo adeguatamente capiente, tutta l'eccedenza è scaricata, in modo improprio, direttamente in un canale adiacente all’impianto, creando quindi l'immissione nell'ambiente di ogni genere di veleni e quant'altro defluisce nel depuratore stesso. Nel canale di scarico l’odore che si respira è nauseabondo, il colore dell’acqua è nero con liquami che affiorano alla superficie e toponi che scorrazzano liberamente in tutto il canale. Ciò crea un evidente pericolo di sicurezza ambientale e per l’incolumità dell’intera comunità castelnovese».

Secondo il candidato sindaco, «è impellente la soluzione del problema-depuratore che versa ancora in condizioni evidenti di degrado, mettendo a rischio la salute dei cittadini, che può causare anche gravi danni ambientali».

«Abbiamo appurato – prosegue Galli – che, in collaborazione con Iren, era stato realizzato uno studio per la realizzazione di un progetto di ampliamento dell’impianto, ma i lavori che dovevano terminare nel 2016 sono ancora fermi a distanza di anni. Il depuratore si trova sempre nelle stesse condizioni, e i soldi dei finanziamenti che fine hanno fatto e dove sono allocati? La vigente legislazione materia ambientale, Decreto legislativo 152 del 2006 e le successive disposizioni emanate dalla Regione Emilia Romagna, ed in ultimo il Dpcm in data 8 maggio 2015 riguardati la gestione degli impianti fognari, sanciscono norme precise per la depurazione delle acque reflue in particolare; l’acqua depurata può essere per riutilizzata in agricoltura per fini agronomici, può essere utilizzata per le coltivazioni ed i fanghi devono essere trattati come rifiuti industriali. Ciò non avviene affatto. Vogliamo ricordare che, per legge, il sindaco è autorità sanitaria locale, pertanto la sicurezza sanitaria è di sua precipua pertinenza. Non possiamo affatto sottacere al fatto che i cittadini subiscono un doppio danno, prima quello ambientale e di sicurezza della salute e, secondo, quello di carattere economico, in quanto sulla bolletta del servizio idrico la quota relativa alla depurazione fognaria è piuttosto consistente ed è quasi la metà dell’intero importo di bolletta. Nei prossimi giorni – afferma Galli – avvieremo tutte le azioni necessarie (interesseremo Arpa, Iren, guardie forestali) affinché venga verificato il corretto funzionamento del dupuratore . Inoltre, se riscontrato quello che sospettiamo, valuteremo l’opportunità di inoltrare un esposto alla Procura della Repubblica affinché siano individuate responsabilità per il danno sanitario e ambientale che è stato creato alla collettività».

«In ultimo – conclude Galli – ricordiamo che l’Italia nel 2016 è stata sanzionata dalla Corte Europea per incapacità di mettere a norma i depuratori e gli scarichi di ben 74 agglomerati urbani, sparsi in 18 regioni d'Italia. Questo costa all'Italia una maxi-multa da parte dell'Europa, destinata a crescere finché non saremo in regola».

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