Lo Stato si prende la casa di Floro Vito
Evasione e usura, c’è la sentenza di primo grado per la confisca a Giuliano, il più vecchio dei fratelli imputati in Aemilia
REGGIO EMILIA. Era stato arrestato nelle more dell’inchiesta Aemilia con l’accusa di associazione di stampo mafioso e estorsione. Ma sarà rimesso in libertà su decisione del Riesame che annulla il provvedimento restrittivo: una scarcerazione che pesa, visto che Giuliano Floro Vito – il più grande dei 4 fratelli imputati – esce di scena e non dovrà affrontare nessun processo. Più avanti, però, viene colpito dal pesante sequestro preventivo del patrimonio. Casa, conti e quant’altro, destinati a diventare – in caso di conferma nei successivi gradi di giudizio – di proprietà dello Stato, visto il provvedimento di confisca giunto con sentenza emessa in questi giorni. La Guardia di Finanza nel 2015 gli contestava la dichiarazione di redditi pressoché inesistenti.
Pochi soldi, «neppure sufficienti a coprire la spesa media annuale familiare», mentre lui e l’ex moglie vivevano in una villetta pagata 360mila euro e con un tenore di vita che per gli investigatori delle Fiamme gialle “puzza” di soldi sporchi. Ecco allora che è calata la scure dello Stato, con la procura antimafia che ha incassato una vittoria con la sentenza favorevole in primo grado. La misura di prevenzione patrimoniale nei confronti del 46enne, originario di Cutro, e della moglie Tiziana Mattace, avvenne su richiesta del sostituto procuratore Giacomo Forte. Nel mirino la villetta con due garage di via Berlinguer 20, a Cadelbosco Sopra, acquistata dalla donna nel 2010 dalla Floro Costruzioni Sas di Floro Vito Gianni & C. Giuliano Floro Vito non è un nome nuovo: nell'ordinanza che la notte del 28 gennaio scorso ha fatto scattare l’operazione Aemilia c’era anche il suo nome. Era accusato di usura ed estorsione. Ma il suo curriculum è datato: nel giugno del 1999, è stato sottoposto all’obbligo di presentazione alla pg dal gip di Crotone; nel gennaio 2001 arrestato su ordinanza del gip di Catanzaro per associazione di stampo mafioso; nel maggio del 2010 un nuovo arresto voluto dal gip di Reggio Emilia per usura (in seguito patteggiò due anni di reclusione e 3.400 euro di multa) e nel luglio di quello stesso anno era stato sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale. Oltre a numerosi precedenti di polizia per spaccio, ricettazione, oltraggio a pubblico ufficiale. Ma già dalle indagini delle Fiamme gialle reggiane, la figura di Floro Vito emergeva come «evasore totale, che non ha mai presentato alcuna dichiarazione dei redditi ed al quale sono stati contestati elementi positivi di reddito non dichiarati pari complessivamente a quasi 12 milioni di euro oltre a una imposta evasa ai fini Iva di oltre un milione di euro».
L’allora presidente del tribunale di Reggio Francesco Maria Caruso – presidente ora del collegio giudicante di Aemilia – scrisse nel provvedimento: «Sulla base degli elementi evidenziati, è dunque possibile affermare che il proposto sia abitualmente dedita a traffici delittuosi e che vive abitualmente anche in parte con i proventi delle attività delittuose». (e.l.t.-t.s.)
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