Malmenata per un numero su WhatsApp
Arrestato un 23enne geloso: ha preso a testate la compagna 17enne dopo aver visto sul suo cellulare il profilo di un amico
REGGIO EMILIA . Ennesimo episodio di violenza domestica: vittima una 17enne, malmenata dal suo compagno, un magazziniere 23enne di origine egiziana, davanti al figlio di dieci mesi. Secondo la ricostruzione dell’Arma, tutto inizia domenica notte, poco dopo l’una, quando il 23enne, rientrato a casa dopo una serata con gli amici, prende il cellulare della compagna trovando nello stato di WhatsApp un numero non salvato e nell’immagine riconosce un amico. Sebbene non ci fossero messaggi compromettenti, il 23enne si ingelosisce, andando su tutte le furie.
Prima offende la compagna, invitandola a uscire di casa. Non soddisfatto, davanti al figlioletto la prende a testate, le morde una mano e le tira i cappelli. Riuscitasi a divincolare, la ragazza prende il cellulare e chiama il padre che a sua volta allerta il 112. Sul posto arriva un equipaggio del nucleo radiomobile che, appurati i fatti, porta l’uomo in caserma, affidando la ragazza al padre che la fa medicare in ospedale, da cui verrà dimessa con una prognosi di tre giorni. Quindi la denuncia della ragazza da cui emerge che già dal giugno 2017 era stata oggetto di violenze.
L’uomo è stato arrestato per maltrattamenti in famiglia, aggravati perché effettuati davanti al figlio e lesioni. Fra l’altro, all’arrivo i carabinieri hanno assistito a un tentativo di aggressione nei confronti della compagna, non andato a buon fine porpio grazie all’intervento dei militari. Ieri mattina, in tribunale, il 23enne ha chiesto scusa, dicendo che sa di aver sbagliato, ma con tutta una serie di precisazioni: un racconto pieno di litigi e botte reciproche («Domenica vedendo quel numero sul cellulare ho chiesto spiegazioni e lei mi ha graffiato, a quel punto le ho dato una testata sulla fronte»), con l’accenno ad una separazione non più rinviabile nonostante la famiglia della 17enne abbia più volte cercato di bloccarla, aggiungendo di aver detto lui alla moglie di chiamare i carabinieri e di aver perso le staffe davanti ai militari perché la donna si era impossessata di una sua Postepay.
Il pm Stegania Pigozzi ha chiesto la misura cautelare in carcere, a cui ha replicato l’avvocato Luigi Scarcella (in sostituzione del collega Noris Bucchi) parlando di misura restrittiva sproporzionata per un incensurato che ha capito d’aver sbagliato e ha evidenziato si trattasse da tempo di litigi reciproci, mostrando i segni di graffi anche non recenti. La difesa chiede una misura restrittiva più soft e di questo parere è anche il giudice Sarah Iusto che dispone “solo” l’allontanamento e il divieto di avvicinamento alla casa familiare.(t.s.)
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