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Reggio capitale dei sequestri nel Nord Italia

REGGIO EMILIA. Aemilia, è stato ribadito più volte, ha avviato una girandola di sequestri per il valore cartolare di circa 300 milioni di euro tra quelli conservativi e quelli preventivi. Il più...

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REGGIO EMILIA. Aemilia, è stato ribadito più volte, ha avviato una girandola di sequestri per il valore cartolare di circa 300 milioni di euro tra quelli conservativi e quelli preventivi. Il più grande processo contro la ’ndrangheta al Nord ha dato vita al più grande braccio di ferro economico con la malavita di stampo mafioso al Nord. Perché alle condanne penali - solo in parte giunte - ci sono i provvedimenti patrimoniali che procedono su binari paralleli per gli imputati di Aemilia. Già le interdittive tipiche, scrosciate a decine a Reggio, costituiscono una misura preventiva che colpisce la criminalità organizzata, impedendole di avere rapporti contrattuali con la pubblica amministrazione pur prescindendo dall’accertamento di singole responsabilità penali nei confronti dei soggetti e si fonda sugli accertamenti compiuti dai diversi organi di polizia valutati dal prefetto competente. Poi ci sono i sequestri preventivi, che scattano nei reati di mafia laddove è emersa una sproporzione tra reddito e patrimonio dell’imputato. Un’arma potentissima, secondo il legislatore. E qui ci sono i casi, come quello di Giuliano Floro Vito, considerato uno dei reggenti della cosca dal pentito Antonio Valerio. Senza scordare Francesco Grande Aracri (non imputato), fratello maggiore del boss Nicolino e colpito da una sentenza in giudicato, che vive ancora nella sua casa di Brescello nonostante gli sia stata confiscata. Una massa di beni che andrà poi gestita. (e.l.t.)

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