Gazzetta di Reggio

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Rubiera dà l’addio al maresciallo Scotti

Tanti carabinieri e il sindaco al funerale dell’ex comandante della caserma locale, morto a 87 anni

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RUBIERA. Ieri mattina, una folla commossa e raccolta in preghiera si è riunita nella chiesa parrocchiale di Rubiera per dare l’ultimo saluto al maresciallo maggiore aiutante Carmine Scotti. L’ex militare è scomparso venerdì scorso all’età di 87 anni al Policlinico di Modena, dov’era in cura. Era conosciuto da tutti nella cittadina del Forte. Ha comandato con grande impegno e dedizione la stazione dei carabinieri di Rubiera per 16 lunghi anni, dal 1974 al 1990, ricevendo anche la medaglia d’oro di lungo servizio, la croce d’oro per anzianità di servizio e la medaglia mauriziana al merito. Dopo il congedo dal servizio, Scotti non ha mai smesso di far del bene per la comunità e per l’Arma in particolare. È stato uno dei principali promotori della nascita della sezione rubierese dell’Associazione nazionale carabinieri. Tantissimi membri e simpatizzanti dell’Anc rubierese hanno voluto partecipare al rito, per omaggiare colui che, nel ricordo di alcuni membri dell’associazione era «uno di famiglia».

Al corteo funebre partito dalla sala del commiato del cimitero di Rubiera, ha partecipato anche il sindaco Emanuele Cavallaro che, appresa la notizia della scomparsa di Scotti aveva dichiarato: «Rubiera perde un pezzo di buona storia».

Vedovo da qualche anno, Scotti lascia le figlie Rosa ( medico al Policlinico di Modena) e Franca, che vive a Roma.

«Saggio, intelligente, generoso, tenace». Questi alcuni degli aggettivi utilizzati per ricordare Carmine Scotti. Commovente è stata la lettera con la quale i nipoti hanno voluto omaggiare il loro nonno: «Insegnaci Signore ad affrontare i momenti difficili come li ha affrontati Carmine, ovvero con il sorriso. Aiutaci anche a ricordare che non è un cielo che separa due persone. La sua persona rimarrà sempre viva se risciremo a tenerne vivo il il ricordo e se non verranno seppellite le parole che ci ha trasmesso mentre era in vita».

Luca Giuseppe Murrone

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