Arsom, via alla procedura di fallimento
San Martino, 40 licenziamenti con Whatsapp. Ora la vicenda passa al tribunale. La Fiom Cgil: «Ancora 15 senza lavoro»
SAN MARTINO IN RIO. Di nuovo e positivo, volendo cercarlo con il lumicino, c’è che, dei 40 lavoratori messi alla porta con un messaggio su Whatsapp, solo 15 restano con una posizione “aperta”. Ovvero, non sono ancora stati ricollocati. Gli altri 25 un nuovo lavoro ce l’hanno, perché hanno avuto la fortuna di trovarlo.
La dichiarazione di fallimento per l’azienda metalmeccanica Arsom, di fronte a questo dato di fatto, sembra essere davvero pura burocrazia. Questa la situazione, già definita «disastrosa» dalla Fiom Cgil di Carpi, che sta seguendo la vicenda, dell’ex azienda. “Ex” perché ormai gli stabilimenti, sia a Carpi, sia a San Martino in Rio, sono chiusi da un pezzo.
Si è invece aperta di recente, come si diceva, la procedura del fallimento gestita dal tribunale: la prima udienza si terrà a Modena il 19 luglio.
L’azienda metalmeccanica di Carpi, con sede operativa a San Martino in Rio, che ha lasciato a casa una quarantina di dipendenti tramite Whatsapp, è entrata dunque nella gestione ordinaria del fallimento, dichiarato lo scorso maggio, senza continuità aziendale.
Il prossimo mese si terrà l’udienza in tribunale a Modena per la verifica delle domande tempestive di fallimento.
Nel frattempo, la curatela, ovvero i professionisti che si stanno occupando della gestione del fallimento, hanno iniziato le procedure propedeutiche al recupero dei crediti.
Questo mese, invece, inizierà l’inventario dei beni insieme a un cancelliere nominato dal tribunale. Le fasi successive prevedono il recupero dei crediti e la liquidazione dei beni che verranno messi all’asta. Si sta procedendo, inoltre, alla valutazione delle dimensioni dell’attivo e la definizione del passivo.
Tutto questo con la speranza di potere recuperare liquidità sufficiente per pagare gli arretrati ai dipendenti.
«All’appello – spiega Angelo Dalle Ave della Fiom Cgil di Carpi – mancano le buste paga di dicembre, gennaio e febbraio e la tredicesima mensilità. Dei 40 dipendenti coinvolti quando è iniziata la crisi dell’azienda, sono ancora una quindicina quelli senza lavoro».
Quali sono le prospettive per i lavoratori?
«Resta ancora la possibilità di ottenere dall’Inps il sostegno al reddito, derivante dalla Naspi (disoccupazione) – conclude Angelo Dalle Ave – o, tramite il Fondo di garanzia Inps, recuperare il Tfr e una parte delle retribuzioni non corrisposte».
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