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Il commiato del colonnello A fine estate andrà a Roma

di Ambra Prati
Il commiato del colonnello A fine estate andrà a Roma

L’annuncio davanti alle autorità dopo tre anni al comando di corso Cairoli  «Secondo alcuni a Reggio non c’è nulla. Invece io ho trovato tutto ciò che serve»

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REGGIO EMILIA. «Alcuni dicono che a Reggio Emilia, essendo una piccola città, non c’è nulla. Io invece ho trovato qui tutto quello che serve». Così, off records, il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Antonino Buda, ha commentato il suo prossimo saluto a Reggio, «un arrivederci più che un addio, perché cercherò di tornare appena potrò: del resto qui lascio mio figlio». Il 204esimo anniversario dell’Arma è stato l’occasione, per il colonnello dall’indubbia capacità comunicativa, di annunciare che a breve lascerà corso Cairoli: a fine estate, ai primi di settembre, assumerà un altro incarico a Roma, terminando tre anni intensi nella nostra città.

Nel suo discorso-annuncio Buda, parso a tratti emozionato («il rammarico di dovermi allontanare è grande»), ha ringraziato le autorità presenti in massa («non è scontato») ieri mattina al teatro Cavallerizza: da quelle istituzionali (il prefetto Maria Grazia Forte, il sindaco Luca Vecchi, il presidente della Provincia Giammaria Manghi) ai sindaci della provincia quasi al completo; dal mondo economico e imprenditoriale (il presidente della Camera di commercio Stefano Landi, Fabio Storchi per gli Industriali) ai parlamentari; dalle forze dell’ordine (il questore Antonio Sbordone, il comandante della Municipale Stefano Poma, il colonnello della guardia di finanza Roberto Piccinini, il comandante Polstrada Ettore Guidone, dirigenti della questura) fino a tribunale e procura (la presidente Cristina Beretti, i pm Stefania Pigozzi, Claudio Santangelo, Giulia Stignani, Giacomo Forte, i giudici Andrea Rat e Giovanni Ghini). E a proposito del Palazzo di Giustizia, Buda non poteva non partire da quello che è l’evento dell’anno: la conclusione del maxiprocesso contro la ’ndrangheta Aemilia. «La floridezza del nostro tessuto economico costituisce un fortissimo polo d’attrazione anche per le più strutturate organizzazioni mafiose. Sodalizi criminali che, oggi in questa provincia, appaiono indeboliti non solo dagli effetti dell’inchiesta Aemilia, giunta quasi a compimento nel dibattimento con rito ordinario, ma anche dall’incessante irrogazione di misure di prevenzione e di provvedimenti interdettivi antimafia, nonché dai primi risultati delle nuove strategie e attività investigative che, crediamo e speriamo, possano concretizzarsi a breve, allo scopo di sradicare definitivamente quel che rimane di tali insidiose e pervasive compagini mafiose».

Attualità a parte, il colonnello ha toccato parecchi temi “caldi”: la «domanda di protezione che rimane elevata a causa, tra l’altro, dell’indeterminatezza degli obiettivi prescelti dalla criminalità di strada»; gli anziani truffati; le lezioni antibullismo tra i giovani («sono stati organizzati 66 incontri nelle scuole, con la partecipazione di 6.500 studenti»); dai protocolli di vicinato («un modo per coinvolgere i cittadini, che ha a che fare con la percezione della sicurezza»), mentre quest’ultima, che ha «molteplici cause», «non trova un corrispettivo nei numeri».

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