La Lega si smarca dal M5s sull’ok al reddito minimo
In Regione via libera al nuovo provvedimento Pd-Si-Mdp di contrasto alla povertà Grillini al fianco dei dem. Contrario il Carroccio: «Così non favorisce gli emiliani»
REGGIO EMILIA . Il M5s vota come il Pd, la Lega invece vota contro. E sul nuovo reddito minimo approvato in Regione, le due forze ora alla guida del Paese si smarcano, prendendo a livello locale due strade diverse su un argomento che – con le dovute differenze – è al centro del contratto di governo: quel redditto di cittadinanza cavalcato a spron battuto dal M5s, trasformato in marchio di fabbrica dell’intera campagna elettorale. Il provvedimento approvato in Regione, presentato da Pd, SI, Mdp, è essenzialmente una nuova versione del reddito di solidarietà.
È questo il nome della misura regionale di contrasto alla povertà, approvata nel 2016, alla quale da ieri sono stati cambiati i criteri per poterne usufruire, integrandoli a quelli del reddito di inclusione, misura varata dal governo Gentiloni sul pre-esistente modello emiliano, destinata a sua volta a cambiare: saranno eliminati i vincoli riferiti alla composizione del nucleo familiare e gli unici requisiti diventeranno di natura economica, insieme a residenza e durata del diritto di soggiorno. Il contributo regionale andrà ad integrare quello statale, rendendo disponibile per gli assegnatari contributi più rilevanti. In assemblea legislativa, la maggioranza ha accettato di correggere la propria proposta con emendamenti M5s. E così la consigliera pentastellata, Giulia Gibertoni ha annunciato già in fase di discussione il sì del suo gruppo, rivendicando la paternità del M5s su misure di questo tipo. «Il miglioramento c’è stato. Il reddito minimo non consente l’uscita dalla soglia di povertà, ma c’è un impegno in questo senso e ci avvicina al nostro progetto nazionale».
Soddisfatto il consigliere SI, Igor Taruffi, primo firmatario del progetto di legge: «Mi sembra difficile che M5s e Lega possano fare il reddito di cittadinanza a livello nazionale». Per Silvia Prodi (Mdp), «il reddito di cittadinanza non dovrebbe essere rivolto solo agli italiani», perché i diritti sono di tutti.
Al momento del voto in aula, il provvedimento è stato approvato con 30 voti favorevoli, 10 contrari, zero astenuti. Fra i contrari soprattutto la Lega. «I parametri della Regione – spiega il consigliere del Carroccio, Gabriele Delmonte – favoriscono troppo i cittadini che risiedono da poco in Emilia-Romagna. Non è questione di nazionalità. I dati dicono che la maggior parte dei richiedenti sono italiani. Ma la maggior parte del reddito non è data a residenti storici, per questioni legate a nuclei familiari e a soglie Isee: criteri nei quali gli emiliani difficilmente rientrano. Per questo abbiamo votato no».
Per Delmonte, «siamo di fronte a una polemica sterile: il reddito di cittadinanza del governo Lega-M5s sarà elaborato secondo il principio del “prima gli italiani”».
Gongola intanto il governatore, Stefano Bonaccini, per l’ok pentastellato: «Lo prendo come un aspetto positivo. Significa che c’è possibilità su singoli provvedimenti di mettere insieme forze che non stanno governando insieme e che avevamo visto giusto nell’immaginare un provvedimento che dia alle persone un contributo affinché possano guardare con fiducia al futuro». (e.spa.)
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