«Per passatempo le verifiche in banca-dati»
Il difensore dell’ex carabiniere Lupezza: «Nessun contatto con imputati per dare notizie riservate»
REGGIO EMILIA. L’avvocato Francesca Basco, chiedendo l’assoluzione in entrambi i casi, va all’attacco dei due capi d’imputazione che coinvolgono l’ex maresciallo dei carabinieri Alessandro Lupezza (per lui l’accusa ha chiesto una condanna a 6 anni di reclusione).
A Lupezza viene contestato di aver effettuato un controllo su un’auto per conto dell'imputato Pasquale Brescia che lo ringraziò per l’informazione ricevuta. Ma si trattava – replica il difensore – di un accesso a dati pubblici del pra (pubblico registro automobilistico) che possono fare tutti i cittadini «quindi non c’è nessuna violazione di segreto». Poi c’è l’introduzione dell’ex militare nella banca-dati di cui è dotata l’Arma per controllare la posizione di alcune persone ora alla sbarra di Aemilia. «In atti, però, non c’è alcun elemento che comprovi alcun contatto con i personaggi che risultano negli accessi. Per Lupezza accedere più volte alla banca-dati era una sorta di passatempo, nella lista delle verifiche compaiono anche i nomi di suoi familiari».
La difesa chiarisce poi un’altra circostanza, cioè la conoscenza di Lupezza con Domenico Mesiano e Nicolino Sarcone. «Si è trattato di un’errata interpretazione delle intercettazioni: Domenico e Nicola sono un veterinario e un iscritto al maneggio di Pasquale Brescia. L’oggetto della conversazione? Un pesce d’aprile fatto a Lupezza su un cavallo azzoppato».
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