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il riconoscimento 

Un encomio ai carabinieri-investigatori

PIACENZA. Per sei anni – dal gennaio 2009 al gennaio 2015 – hanno ascoltato, annotato, pedinato, scrutato e infine analizzato i movimenti di oltre cento persone, parte delle quali diventate poi...

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PIACENZA. Per sei anni – dal gennaio 2009 al gennaio 2015 – hanno ascoltato, annotato, pedinato, scrutato e infine analizzato i movimenti di oltre cento persone, parte delle quali diventate poi imputate nel maxi processo Aemilia contro la ’ndrangheta al Nord. Si tratta dei carabinieri di Fiorenzuola D’Arda che ieri, durante le celebrazioni della festa dell’Arma di Piacenza, hanno ricevuto l’encomio solenne concesso dal comandante generale dell’Arma dei carabinieri. Un encomio andato al luogotenente carica speciale Camillo Calì (sentito più volte come teste al processo Aemilia), al luogotenente Marco Dubrovich, al maresciallo maggiore Marcello Mariano Cotza, al maresciallo capo Francesco Cutuli, al vicebrigadiere Anton Luca Truscello, all’appuntato scelto Serafino Presta, all’appuntati Davide Marcello e Ivan Mendicino, ai carabinieri scelti Salvatore Russo e Germana Gortan.

La motivazione è la seguente: «Comandante/addetto a nucleo operativo e radiomobile di compagnia distaccata, evidenziando altissimo senso del dovere, spiccata professionalità e straordinario intuito investigativo, forniva determinante contributo a complessa e prolungata attività investigativa svolta nei confronti di sodalizio criminale ritenuto responsabile di associazione di tipo mafioso finalizzata all’estorsione, usura, riciclaggio, porto e detenzione illegale di armi da fuoco. L’operazione, conclusasi con l’esecuzione di 116 provvedimenti restrittivi e il sequestro di beni mobili e immobili per un valore complessivo di circa 100 milioni di euro, riscuoteva ampi consensi nell’opinione pubblica e il plauso unanime delle autorità nazionali e locali, contribuendo ad esaltare il prestigio e l’immagine dell’istituzione».

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