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«Il rischio idraulico era previsto dai piani rimasti inapplicati»

di Andrea Vaccari
«Il rischio idraulico era previsto dai piani rimasti inapplicati»

Brescello, il comitato di Lentigione attacca i commissari La reazione dopo le recenti pubblicazioni sul sito comunale

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BRESCELLO . «Il piano comunale di protezione civile non ignorava il rischio idraulico connesso alla convivenza con il torrente Enza».

È la tesi sostenuta dal “Comitato cittadino alluvione Lentigione”, che intende replicare e porre alcune precisazioni relative alla delibera pubblicata nei giorni scorsi sull’albo pretorio comunale dalla commissione straordinaria che gestisce il Comune di Brescello.

«Fermo restando che la ricostruzione degli eventi del 12 dicembre e le relative responsabilità – scrive il Comitato in una nota – sono a oggi al vaglio della magistratura, vi sono tuttavia dati oggettivi e pubblici che non possono essere trascurati. Il “Piano comunale di protezione civile”, approvato dal consiglio comunale del 28 gennaio 2013 e in vigore al 12 dicembre 2017, non ignorava il rischio idraulico connesso all’Enza, prevedendo anzi livelli diversi di rischio, e individuando il pericolo massimo in una piena “catastrofica” con inondazione delle aree abitate. Il piano chiariva, inoltre, che le onde di piena risultano prevedibili con un margine di alcune ore, poiché dipendono dalle precipitazioni che si verificano in montagna, grazie al monitoraggio delle soglie idrometriche: il livello di allarme scattava al raggiungimento della soglia di 3.40 metri all’idrometro di Vetto, e di 9 metri all’idrometro di Sorbolo».

A proposito delle quote-soglia, il Comitato aggiunge dettagli importanti.

«Le soglie di allarme sono state esaminate più recentemente – spiega ancora la nota – in occasione dell’approvazione, da parte della giunta regionale, del “Documento per la gestione organizzativa e funzionale del sistema regionale di allertamento per il rischio meteo idrogeologico, idraulico, costiero ed il rischio valanghe, ai fini di Protezione civile” (delibera della giunta regionale del 5 aprile 2017), che rettifica il piano comunale di protezione civile, e che prevede, quali livelli di allarme, il raggiungimento dei 3 metri all’idrometro di Vetto, e di 11 metri all’idrometro di Sorbolo (dati poi recepiti nel piano speditivo del 30 dicembre 2017, adottato dopo l’emergenza). Nelle prime ore dell’11 dicembre l’idrometro di Sorbolo aveva già superato i 9 metri, raggiungendo e superando gli 11 metri alle 10.30, tant’è che il ponte era stato chiuso; alle 17.30 l’idrometro di Vetto indicava un livello di 3.01 metri, mentre la quota dei 3.40 metri è stata superata alle 22.30».

«Il piano prevedeva inoltre che al raggiungimento delle soglie di allarme – conclude il comitato – venisse attivato il Coc (Centro operativo comunale) e venissero allertate le forze di polizia, di protezione civile e di pubblica assistenza, e che la popolazione fosse avvisata sulla situazione in atto e sull’evoluzione prevista»

«I fatti provano – è la conclusione lapidaria – che l’evento sia stato sottovalutato già a partire dal giorno precedente l’esondazione».

Il comitato dei cittadini si rende infine disponibile a fornire i documenti da cui risultano i dati che espone a chiunque ne faccia richiesta scrivendo all’indirizzo mail alluvionelentigione@gmail. com.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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