Lotta a 5 per il sindaco del dopo-commissari
Alle urne due anni dopo il clamoroso commissariamento per mafia Si vota domenica 10 giugno dalle 7 alle 23. Sono 5 i seggi allestiti
BRESCELLO. Domenica 10 giugno Brescello andrà al voto dopo una parentesi durata quasi due anni e mezzo. Prima il commissariamento seguito alle dimissioni del sindaco Marcello Coffrini, poi lo scioglimento del Comune, legato ai condizionamenti della ‘ndrangheta. Sono stati mesi difficili, nei quali in paese sono venute a galla diverse divisioni e molti cittadini hanno faticato a elaborare le ragioni che hanno portato lo Stato a far gestire l’ente dai commissari straordinari. In mezzo, la spiacevole parentesi dell’alluvione, che ha acuito ulteriormente le tensioni e creato importanti disagi ai residenti di Lentigione.
In questo contesto, di non facile lettura, la sfida elettorale si preannuncia particolarmente appassionante. Saranno cinque i candidati sindaci che si daranno battaglia, appoggiati dai rispettivi gruppi. In ordine alfabetico, la prima lista è quella che candida la giovane Elena Benassi, “Brescello che vogliamo”, che presenta tra gli assessori in pectore due componenti dell’ultima giunta Coffrini e altrettanti candidati consiglieri. Si passa poi a Luciano Conforti che, così come nel 2014, si presenta con “Onestà civile”, un movimento che in questi anni lo ha visto combattere in particolare sulla cura del patrimonio pubblico. Conferma del 2014 anche “Brescello onesta”, che candida a sindaco la dottoressa Carmela De Vito: il gruppo è apertamente appoggiato dalla Lega, e tra le sue file annovera anche Catia Silva, che cinque anni fa si presentò come capolista. “Brescello riparte” è invece il nome della lista civica appoggiata dal Pd, che presenta come candidata sindaco la commercialista Maria Cristina Saccani. Un gruppo nato quasi in extremis, ma che punta in alto, e all’interno del quale spicca il nome del patron dell’Immergas, Romano Amadei. Infine, l’avvocato Michele Salomoni è il candidato della lista “L’alternativa-Avanti tutti insieme”, che presenta un gruppo di persone senza tessere di partito – tra cui l’ingegnere Claudio Bianchini – espressione di tutto il territorio brescellese.
Sarà possibile votare dalle 7 alle 23, nei cinque seggi che verranno allestiti sul territorio brescellese: tre alle scuole elementari del capoluogo, e gli altri due nelle frazioni di Lentigione e Sorbolo a Levante.
Nel corso di tutti questi mesi, ad alternarsi alla guida del Comune di Brescello si sono succeduti diversi commissari. Il primo ad arrivare fu Michele Formiglio, entrato in carica a Brescello il 22 febbraio 2016 a seguito delle dimissioni del sindaco Marcello Coffrini, arrivate alla fine di gennaio dopo l’addio di diversi consiglieri comunali. Per i primi due mesi Formiglio operò da commissario unico, poi dall'inizio di maggio venne raggiunto dai colleghi Antonio Oriolo e Luciana Lucianò perché il Comune di Brescello fu sciolto per condizionamenti mafiosi e, in casi come questo, la legge prevede la presenza di tre commissari. Nell’ottobre dello stesso anno la dottoressa Lucianò, a causa di un infortunio, fu sostituita dal dottor Di Matteo, rimasto in carica sino alla fine del mandato, che si concluderà dopo le elezioni.
Al posto di Formiglio vennero poi nominati altri due commissari: prima Massimo Marchesiello, arrivato il 9 ottobre e nominato il 2 novembre prefetto di Gorizia, dove poi si è definitivamente insediato il 20 dello stesso mese, e a seguire Antonio Giannelli, che al suo posto ha completato la “triade” negli ultimi mesi.
La vicenda che ha portato allo scioglimento del Comune scoppiò il 18 settembre del 2014, quando la web tv Cortocircuito presentò la videoinchiesta sulle mafie reggiane, nella quale il sindaco Marcello Coffrini definì Francesco Grande Aracri, esponente dell'omonimo clan e fratello del boss Nicolino, un uomo «gentilissimo, tranquillo, composto, educato».
Meno di un anno dopo si insediò in Comune la commissione prefettizia, che a dicembre concluse il proprio lavoro e consegnò la relazione ispettiva – nata con l’obiettivo di verificare i rischi di condizionamento mafioso e nella quale erano stati vagliati 15 anni di atti e delibere dell'amministrazione comunale – all’allora prefetto Raffaele Ruberto, che a sua volta la trasmise al ministro Alfano.
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