Maxi-truffa assicurativa C’è chi perderà tutto
Castelnovo, 250 clienti già risarciti con cifre per quasi nove milioni di euro Ma sono esclusi dai rimborsi i versamenti non supportati dai documenti
CASTELNOVO MONTI. Una ferita ancora aperta. Sono passati tre anni dall’enorme botto provocato in montagna, e non solo, dalla truffa assicurativa legata a Sergio Petroni, l’ex sub-agente Ina-Assitalia di Catelnovo Monti. Tre anni di attesa e quasi nove milioni di euro già risarciti a più di 250 persone, dopo tante paure. Ma la partita non è ancora chiusa, sia perché l’indagine per truffa e appropriazione indebita ancora prosegue, sia perché all’appello mancano quasi certamente altri milioni di euro, somme ingenti versate in maniera “informale”, per così dire: per questi investimenti in nero non esistono documenti e pezze d’appoggio; le operazioni erano effettuate “extra-fiscalità” e chiaramente non vi sono tracce che ne confermino l’esistenza.
Oltretutto, per gli uomini e le donne coinvolte, segnalarle significherebbe in pratica autodenunciarsi. I truffati “regolari” sono invece vicini alla conclusione della loro non piccola Odissea. Oltre 250 persone che negli anni hanno versato regolarmente e legalmente le quote di sottoscrizioni alle polizze assicurative hanno presentato tutta la documentazione del caso e hanno ottenuto pieno risarcimento.
Il 90% del capitale conteggiato è già stato rimborsato da Generali, che nel frattempo ha assorbito Ina-Assitalia, ed entro l’estate le ultime pratiche dovrebbero essere completate. È il frutto di un accordo raggiunto fra le associazioni di consumatori Federconsumatori e Adiconsum e il gruppo Generali. Il colosso assicurativo, subentrato senza avere responsabilità dirette sulla vicenda ma comunque referente dei vecchi clienti Ina-Assitalia, ha risarcito tutti gli utenti che abbiano potuto certificare le loro operazioni.
La vicenda è emersa alla fine del maggio 2015 dopo aver covato parecchi anni. Petroni aveva ereditato dal padre l’attività assicurativa con Ina-Assitalia, per poi proseguire come sub-agente, appoggiandosi (con modalità ancora soggette ad indagine) alla filiale castelnovese in cui operava il fratello. Dopo aver convinto i clienti a stipulare polizze sulla vita in realtà mai create, riceveva i versamenti delle rate girandoli però su conti bancari di propria disponibilità. Queste polizze prevedevano una rivalutazione annuale, Petroni prometteva interessi più alti rispetto alla media e così otteneva l’interesse di tante persone. A fine anno pagava questi interessi gonfiati mantenendo però il controllo sui capitali iniziali, mai davvero spostati sulle polizze. Si trattava in gran parte di investimenti a lunga scadenza che i coinvolti non intendevano toccare in tempi brevi, e questo ha favorito la manovra. Le operazioni certificate sono quindi state risarcite in tempi brevi (almeno per casi simili) grazie all’impegno di Generali. Rimangono però aperte le questioni per chi, per aumentare i propri guadagni ed evitare di pagare tasse, ha deciso di accettare le proposte “in nero”, in cui gli interessi erano ovviamente ancora più ricchi. Da quanto sta emergendo, anche su questo versante ci sarebbero in ballo milioni di euro, visto che questo pacchetto veniva suggerito solo a clienti di peso, con risorse disponibili. Al conto va poi aggiunto la perdita di fiducia.
L’Ina-Assitalia castelnovese era una realtà solida e molto conosciuta, con clienti di lunghissima data ben disposti ad ascoltare idee per investimenti e risparmi, e l’altissimo numero di truffati lo sottolinea bene.
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