Prestiti a tassi da usura, il 40enne fa parziali ammissioni
REGGIO EMILIA. È iniziato ieri mattina il processo che vede il 40enne Pasquale Vado – originario di Napoli, ma residente a Reggio Emilia – accusato di usura e che nell’agosto scorso era finito in...
REGGIO EMILIA. È iniziato ieri mattina il processo che vede il 40enne Pasquale Vado – originario di Napoli, ma residente a Reggio Emilia – accusato di usura e che nell’agosto scorso era finito in cella al culmine dell’inchiesta condotta dal pm Isabella Chiesi.
Un’udienza veloce, in quanto non sono stati sentiti i poliziotti che hanno svolto le indagini (acquisiti, però, gli atti da loro redatti durante l’inchiesta) e nessuno si è costituito parte civile nel procedimento, comunque sono confluite nel fascicolo processuale le querele presentate da madre e figlio e che avevano fatto scattare gli accertamenti della questura.
L’avvocato difensore Federico De Belvis ha chiesto – con parere favorevole del pm Chiesi – al collegio giudicante (il presidente Simone Medioli Devoto, Sarah Iusto e Stefano Catellani) una misura restrittiva più soft rispetto agli arresti domiciliari in cui si trova da circa sei mesi Vado, cioè dal momento in cui aveva ottenuto la scarcerazione.
Il legale ha fatto leva sul comportamento del suo assistito che ha sempre rispettato le disposizioni legate agli arresti domiciliari: tesi difensiva che ha fatto breccia nella Corte, da qui l’applicazione dell’obbligo di dimora in città. Va aggiunto che il 40enne ha fatto una parziale ammissione dei fatti in fase di indagini, quando ha chiesto di essere sentito in procura accompagnato dal suo difensore. Restano sotto sequestro i beni sequestrati all’imputato e valutati sui 250mila euro: un appartamento ed annesso garage (in zona Annonaria) oltre a tre conti correnti postali (uno dei quali collegato ad una carta ricaricabile postepay). Si tornerà in aula in autunno.
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