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Tumori, sito made in Reggio anti-bufala

di Ambra Prati
Tumori, sito made in Reggio anti-bufala

La neonata testata online ha l’obiettivo di «fare informazione scientifica verificata. Si guarisce con le terapie integrate»

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REGGIO EMILIA. «L’obiettivo è fare informazione scientifica completa (semplificata ma non banale) in materia oncologica, in modo che tutte le terapie che già si utilizzano siamo trasmesse ai pazienti in modo esaustivo». La dottoressa Nunzia D’Abbiero, per 18 anni alla Radioterapia Oncologica del Santa Maria Nuova e ora in servizio a Parma, è la presidente del Comitato Scientifico del sito internet www.tumorenonsolofarmaci.it: un nome che è di per sé una dichiarazione d’intenti. Un portale neonato – è partito a metà maggio – tutto made in Reggio (gestito da D’Abbiero insieme all’avvocato Marina Bortolani, direttore responsabile della testata), che aspira a diventare un punto di riferimento per tanti ammalati.

«Ma anche tra i medici non oncologici c’è scarsa conoscenza delle moderne terapie», precisa D’Abbiero.

Nell’editoriale si parla di fake news. A lei dottoressa è capitato di trovarsi davanti pazienti che le suggerivano cure bizzarre?

«La premessa è che non trattiamo di cure alternative: non ci interessa. Detto questo sì, me ne sono capitati tanti, è una esperienza per me quasi quotidiana: pazienti (o loro familiari) che consultano Doctor Google, incappano in tesi improbabili e tornano da noi. È sempre più complicato oggi far fronte alle informazioni scorrette che circolano; e che influenzano anche il rapporto con i malati, noi medici dobbiamo essere sempre più precisi per ripristinare la fiducia».

Il Comitato Scientifico controlla ogni notizia pubblicata?

«Certo, verifichiamo le fonti, insieme ad altri professionisti sanitari valutiamo ogni notizia per poi “tradurla” in modo accessibile. Vorrei chiarire che la comunicazione oncologica è molto delicata. Parliamo a pazienti che hanno una malattia dall’impatto prognostico importante e quindi ogni minima notizia di “cure miracolose” può ingenerare false speranze e di conseguenza delusioni ancor più dolorose. C’è un modo di dire cose scientificamente corrette in modo scorretto, senza tener conto dell’asimmetria culturale. Perciò la testata nasce dall’esigenza di far conoscere le cure oncologiche, che non sono solo i farmaci».

Ecco: quali sono gli ultimi orientamenti di cura?

«Ogni malato guarito sa benissimo che il risultato è stato raggiunto perché è stato sottoposto a terapie integrate. Integrazione significa la giusta combinazione di trattamenti locali e di farmaci, che porti a ottenere i migliori risultati possibili in termini di sopravvivenza e di qualità di vita. Oltre ai farmaci, servono chirurgia, radioterapia e cure palliative (di queste ci dimentichiamo sempre quasi fossero ancillari, o peggio, l’ultima spiaggia)».

La comunicazione oncologica è particolarmente sentita, in una città come Reggio, sede del Core?

«Alcuni mesi fa i dati del Registro Tumori avevano evidenziato che i pazienti di Reggio Emilia hanno una sopravvivenza di qualche punto percentuale sopra la media nazionale: vivono di più e meglio. Probabilmente la fruibilità di trattamenti radioterapici di qualità ha giocato un ruolo importante, lo dicono i risultati. I pazienti reggiani sono più fortunati perché hanno a disposizione professionisti e reparti eccellenti, come quelli che lavorano al Core e nelle strutture collegate, anche se non manca per casi particolari la difficoltà a trovare la porta giusta. E se è così da noi non è difficile immaginare che in giro per l’Italia forse è molto peggio. Quello che mi preme sottolineare è che non ci rivolgiamo solo ai pazienti reggiani: la testata ha carattere nazionale».

Chi lavora al sito?

«Noi siamo solo all’inizio e stiamo reclutando colleghi in giro per la penisola, con una particolare attenzione ai medici sia del Core che di altri ospedali della Regione. Ci sono altri specialisti (medici, infermieri, psicologi, psichiatri, associazioni di volontariato ecc..) che stanno per iniziare la collaborazione. Ci piacerebbe anche raccontare la patient experience: chi meglio di chi l’ha provato sulla propria pelle può raccontare cosa succede quando si fa la radioterapia?».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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