Gazzetta di Reggio

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Aemilia, a rischio un anno di udienze

di Enrico Lorenzo Tidona
Aemilia, a rischio un anno di udienze

Battaglia sullo sciopero negato ai penalisti: «La Cassazione ci dà ragione». Ma i giudici non sospendono: palla alla Consulta

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REGGIO EMILIA. Due giorni di sciopero negato dal collegio dei giudici agli avvocati nel 2017 rischiano di invalidare un anno di udienze del processo di mafia Aemilia. Un colpo di scena scoppiato ieri nell’aula di Reggio dove potrebbe incepparsi il più grande procedimento giudiziario contro la ’ndrangheta al nord, che riguarda 149 imputati. Una recente sentenza della Cassazione, secondo gli avvocati difensori, potrebbe far retrocedere il dibattimento a maggio 2017, quando i giudici del processo decisero di impedire due giorni di sciopero agli avvocati nell’ambito della riforma della giustizia targata Orlando.

La bomba giudiziaria è stata calata ieri - ma era nell’aria da tempo - vista la pubblicazione delle motivazioni della Cassazione, lette in un’aula gremita di legali dall’avvocato Luca Andrea Brezigar, che aveva sollecitato la Suprema Corte su quell’ordinanza avversa allo sciopero. Quindi, proprio mentre il processo era instradato nel filone principale - quello dei reati con l’aggravante mafiosa - giunge la mossa degli avvocati che non intacca le accuse, ma colpisce lateralmente facendo leva sul negato diritto di sciopero agli avvocati che ha aperto una breccia che rischia di portare a nullità un anno di lavoro giudiziario.

La Cassazione ha infatti giudicato «abnorme» la decisione del collegio reggiano di Aemilia, in «violazione del diritto costituzionale della difesa». La richiesta presentata quindi ieri dai legali era di «sospendere le udienze almeno fino al 4 luglio, giorno in cui la Corte Costituzionale si pronuncerà nel merito». Ma i giudici di Aemilia ancora una volta hanno tirato dritto, decidendo di proseguire con i lavori come da calendario e la sentenza sarebbe prevista per settembre. Del resto lo stesso presidente del collegio, Francesco Caruso, ha sempre fatto prevalere la celerità del rito a qualsivoglia impedimento, anche nel rispetto di decine di imputati da tre anni in attesa di giudizio ristretti nei carceri di mezza Italia.

Caruso, insieme ai giudici Cristina Beretti e Andrea Rat, dopo oltre due ore di Camera di consiglio, ha letto una lunga ordinanza con la quale hanno affermato che «l’attività processuale resta valida» respingendo la richiesta di sospensione. Si vedrà poi la Corte Costituzionale cosa deciderà.

L’effetto più eclatante potrebbe essere la ripartenza del processo dal maggio 2017 (data dello sciopero) e sentenza finale con i detenuti in libertà per decorrenza dei termini.

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