Correggio, chiuse le indagini preliminari sull’ospizio degli orrori: archiviate due posizioni
Operatrici sociosanitarie: due posizioni sono state archiviate. Ma per quattro di loro l’ipotesi dell’accusa è più grave: maltrattamenti
CORREGGIO. Dieci indagate per violenza privata (più la direttrice, per il solo reato di omesso controllo); tra queste dieci, a quattro operatrici sanitarie viene contestata anche la più grave accusa di maltrattamenti. È il nuovo quadro, prospettato dalla Procura di Reggio Emilia, sul caso degli abusi su alcuni pazienti non autosufficienti del Centro Anziani di Correggio, gestita da Coopselios.
Il pm Maria Rita Pantani, all’esito di ulteriori approfondimenti eseguiti con sopralluoghi e accertamenti sul posto, ha chiuso le indagini preliminari, archiviando le posizioni di due addette ma riformulando l’ipotesi di reato per alcuen di loro.
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Un’indagine clamorosa, che tra marzo ed aprile scorso suscitò parecchio sconcerto a Correggio, con il Comune (proprietario della struttura di via Mnadriolo Superiore, che comprende anche il centro diurno) costretto a indire assemblee pubbliche affollate da familiari allarmati e Coopselios che indotta dalla pressione mediatica a cambiare l’intero personale della struttura, nonostante le operatrici interessate fossero solo le OSS dei turni di notte.
La vicenda risale all’aprile 2017, quando gli inquirenti – sulla scorta di due denunce presentate dal figlio di una 97enne e dalla figlia di un 83enne che sospettavano abusi sui loro cari – avevano installato delle telecamere per tre mesi in due stanze. In un primo tempo erano state indagate 12 operatrici sociosanitarie (più la direttrice): sei senza misure, sei (due italiane e quattro straniere) sospese dalla professione (due per un anno, quattro per sei mesi) per violenza privata, con le aggravanti dei fatti commessi su infermi e in pubblico servizio.
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La dirigente, una 34enne di Carpi residente in città, era – e rimane – indagata per omissione di atti d’ufficio, senza alcuna misura cautelare. Il 7 aprile scorso, nell’interrogatorio di garanzia, il gip Giovanni Ghini aveva rigettato la revoca della misura avanzata da alcuni avvocati difensori e confermato l’interdizione dal lavoro per tre delle operatrici che avevano risposto alle domande “al buio”; mentre per le altre tre, in attesa di poter visionare i filmati e difendersi a ragion veduta, era rimasta in vigore in automatico la sospensione dal lavoro.
Durante quell’interrogatorio, le operatrici avevano sostenuto che allontanavano il letto perché quel degente 83enne era «oppositivo e aggressivo», ma l’anziano avrebbe potuto comunque suonare il campanello perché il filo restava tra le sponde, quindi l’anziano non era isolato.
Proprio per verificare e toccare con mano questo particolare, il pm Pantani aveva eseguito, insieme ai carabinieri, più di un sopralluogo nell’ospizio. E all’esito dei sopralluoghi, secondo l’accusa che ha aggiustato il tiro, cala il numero di indagati ma per quattro di essi sussisterebbero gli estremi per l’addebito anche del reato di maltrattamenti.
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