«Dai giudici un provvedimento abnorme»
L'astensione dalle udienze del processo Aemilia era stata proclamata dagli avvocati a maggio 2017 nell'ambito delle proteste per la riforma della giustizia. Il Collegio dei giudici aveva negato lo...
L'astensione dalle udienze del processo Aemilia era stata proclamata dagli avvocati a maggio 2017 nell'ambito delle proteste per la riforma della giustizia. Il Collegio dei giudici aveva negato lo sciopero sulla base dell’interesse per il detenuto (che avrebbe visto così allungare il suo periodo di detenzione) e dell’interesse sociale del processo. Nello stesso tempo, il presidente del collegio, Francesco Caruso, aveva investito la Corte Costituzionale della questione sull’interpretazione della norma, non sospendendo però il processo e proseguendo con i lavori di aula fino a oggi. Proprio la mancata sospensione - che sarebbe dovuta durare da allora fino al 4 luglio, giorno dell’udienza in Corte Costituzionale - ha fatto scattare l’impugnazione in Cassazione da parte dell’avvocato Luca Andrea Brezigar del foro di Modena (difensore degli imputati Pasquale Riillo e Antonio Muto). La sentenza della Cassazione è arrivata un anno dopo, il 5 giugno 2018: i giudici con «un provvedimento abnorme» hanno impedito di aderire all’astensione, che «costituisce un diritto di rilievo costituzionale» di fatto nella «violazione del diritto di difesa», si legge nell’atto.
La decisione dei giudici di Aemilia (e il loro appellarsi alla Corte Costituzionale nell'interpretazione della norma) avrebbe di fatto «sospeso il loro potere decisionale» per tutti gli atti successivi a maggio 2017, dicono i legali interpretando la sentenza, che invocano ora la nullità di quegli atti.
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