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Morì incinta nello schianto Doppia accusa al fidanzato

di Ambra Prati
Morì incinta nello schianto Doppia accusa al fidanzato

Cadelbosco, Federica Ravì perse la vita assieme al bimbo che portava in grembo  Il giovane, che era alla guida, è accusato di omicidio stradale e procurato aborto

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CADELBOSCO SOPRA. Oltre al lutto per aver perso la fidanzata e il figlio che sarebbe nato in quella terribile carambola con l’auto che conduceva, Luigi Lerose, 24 anni, ora è iscritto nel registro negli indagati per i reati di omicidio stradale e per procurato aborto colposo. E se la prima accusa era scontata, la seconda nient’affatto.

La Procura di Reggio Emilia, nella persona del pm Stefania Pigozzi, ha concluso le indagini preliminari sull’incidente stradale costato la vita a Federica Ravì, 25 anni, e al figlioletto che portava in grembo: la ragazza era alla fine del settimo mese di gravidanza e avrebbe dovuto partorire un maschietto, come amava ripetere su Facebook disseminando foto del pancione e cuoricini e post di trepidante attesa. Sogni di un futuro che si sono infranti il 14 aprile 2017, quando la giovane viaggiava sulla Punto Abarth guidata dal fidanzato. Nonostante il lungo rettilineo, il conducente ha perso il controllo del mezzo sulla Statale 63 a Cadelbosco Sotto: la macchina si è prima schiantata contro un albero, poi è “rimbalzata”, il motore si è staccato dal cofano e un incendio è scoppiato nella parte anteriore. Nessuno ha assistito allo schianto. All’arrivo dei soccorritori, per Federica e per il neonato non c’era più nulla da fare; Luigi invece è stato trasferito in gravissime condizioni all’ospedale Maggiore di Parma.

Gli approfondimenti della Procura sono stati affidati al perito Alfonso Simoncini di Bologna, per ricostruire la dinamica dello schianto e le condizioni della macchina.

All’esito della perizia, pare che la Punto Abarth fosse sì modificata (ad esempio Lerose aveva distanziato maggiormente gli pneumatici, per avere maggiore stabilità), ma le modifiche (per le quali è prevista una sanzione amministrativa) non sono state ritenute rilevanti o determinanti nell’incidente. A inguaiare il compagno è stata invece la velocità: secondo il perito viaggiava a 120 chilometri orari, in una strada di campagna dove il limite è di 70. Di conseguenza il pm Pigozzi ha contestato al 24enne anche il procurato aborto colposo, per il figlio mai nato.

Dopo una lunga convalescenza, Luigi Lerose dovrà rispondere dei pesanti addebiti, quando l’accusa formalizzerà la richiesta di rinvio a giudizio.

L’avvocato difensore di Lerose, Piero Fornaciari, si limita a commentare: «Non ho ricevuto alcun avviso di fine indagini, quando avrò gli atti li valuterò. Si tratta di una vicenda tragica, con implicazioni umane enormi». La famiglia della vittima ha intenzione di costituirsi parte civile.

Federica, di origini messinesi, era andata a convivere con Luigi a Villa Seta di Cadelbosco. Il pomeriggio della tragedia i due, appena partiti da casa, erano diretti alla pizzeria “La Mela” a San Bartolomeo, gestita dal padre Nino a San Bartolomeo, dove la ragazza dava una mano ai familiari: il fratello Marco, la madre Laura, la sorella Melania.

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