Picchia la moglie per anni Marito condannato
Bibbiano: a incastrare l’uomo le telefonate minatorie quando lei era in caserma Lui la rimproverava per le pulizie di casa e la minacciava di morte con i coltelli
BIBBIANO. È stato condannato a un anno e otto mesi – più al pagamento in solido una provvisionale di 5mila euro a moglie e figlia, costituitesi parte civile – il capofamiglia 49enne accusato di maltrattamenti. L’uomo, già colpito il 24 febbraio scorso dall’allontanamento dalla casa con il divieto di avvicinarsi disposto dal gip Luca Ramponi, ha scelto il rito abbreviato: non andrà mai in carcere, poiché per le pene inferiori ai due anni scatta la sospensione condizionale.
La vicenda era emersa a fine gennaio scorso, quando il marito violento aveva commesso l’errore: minacciare la moglie mentre quest’ultima si trovava in caserma. Le telefonate, nelle quali il marito minacciava di sgozzare la moglie se non fosse tornata a casa, erano state registrate dai carabinieri e hanno costituito una delle prove principali dell’accusa.
Un rapporto teso, quello fra i due coniugi, che secondo il racconto della moglie si era aggravato all’inizio degli anni 2000, in seguito ad un grave lutto familiare. Da allora gli episodi di violenza fisica verso la moglie – spintonata, gettata e terra o sbattuta contro i mobili per futili motivi – si erano intensificati.
Fino ad arrivare a quei giorni di inizio anno – diversi gli episodi contestati – quando l’uomo aveva iniziato a rimproverare la donna per lo scarso ordine e pulizia, a suo dire, della casa: all’ordine aveva provveduto lui, accumulando in sacchi dell’immondizia vestiti e medicinali e gettandoli fuori dalla finestra.
La situazione era degenerata nel pomeriggio del 27 gennaio, quando il marito aveva iniziato ad apostrofare la consorte: «Morirai non di morte naturale, morirai ammazzata», promettendo di schiacciarla con la macchina o di «bruciare tutto». L’uomo se l’era presa anche con la figlia, disconoscendola come propria discendenza. Infine aveva iniziato a disporre dei coltelli sul tavolo, prospettando alla donna che l’avrebbe uccisa di notte mentre dormiva.
La moglie, stanca di sopportare, aveva sporto querela e il suo racconto era stato definito «attendibile, logico e coerente», anche grazie alla deposizione di un’amica della donna, che aveva ricevuto le confidenze sulle vessazioni subìte durante il matrimonio.
Ieri la conclusione davanti al gup Giovanni Ghini. L’avvocato difensore Massimo Viappiani (sostituito dal collega Nicola Tria) ha chiesto il minimo della pena e il riconoscimento delle attenuanti generiche, sottolineando che il 49enne è reo confesso e si è dimostrato collaborativo, intraprendendo un percorso terapeutico. Il pm onorario ha sostenuta la condanna a un anno e nove mesi.
L’avvocato Francesca Guazzi, in rappresentanza di moglie e figlia parte civile, sulla pena si è rimessa a giustizia e ha avanzato la richiesta di 30mila euro di danni e di 5mila euro di provvisionale (per il risarcimento, le donne potranno proseguire in sede civile).
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