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La Don Cavalletti perde un pezzo assistenza domiciliare a un privato

La Don Cavalletti perde un pezzo assistenza domiciliare a un privato

CARPINETI. Con l’incarico a una coop del servizio di assistenza domiciliare Sad per i territori di Carpineti e Casina, prosegue la fase di privatizzazione di alcune attività dell’Asp Don Cavalletti...

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CARPINETI. Con l’incarico a una coop del servizio di assistenza domiciliare Sad per i territori di Carpineti e Casina, prosegue la fase di privatizzazione di alcune attività dell’Asp Don Cavalletti di Poiago di Carpineti. Si tratta dell’Azienda di servizi alla persona che gestisce la casa di riposo di Poiago e l’assistenza domiciliare in una parte dell’Appennino reggiano che è ora al centro di un percorso di razionalizzazione dei costi dell’assistenza avviato ormai un anno fa dai soci ( i Comuni dell’Unione montana). Una scelta che ha generato tensioni e polemiche tra sindacati e dipendenti dell’Asp che temono di perdere garanzie.

Nella documentazione richiesta dai Comuni veniva spiegato che l’unica via economicamente sostenibile per Asp era affidare all’esterno i vari servizi. Già da oltre dieci anni uno dei reparti della casa di riposo è gestito da una coop. Aumentare le esternalizzazioni avrebbe abbassato le spese per gli enti. Nei mesi scorsi, dopo scioperi e manifestazioni, era stato creato un tavolo di confronto fra le parti con l’obiettivo di mantenere interamente sotto alla mano pubblica l’Asp. Ma il cammino sulla strada della privitazzazione, invece prosegue. Da inizio 2018 Castelnovo e Vetto avevano scelto la strada delle coop esterne per il servizio di assistenza domiciliare Sad nelle loro aree, approfittando del pensionamento del personale sino ad ora impiegato. Dal primo giugno anche Carpineti e Casina si aggiungono: le tre operatici ancora in organico sono ora in ferie in attesa di una probabile nuova dislocazione professionale.

Il Pd, forza, opposizione a Carpineti, ha criticato la scelta. «Il servizio funzionava con risultati riconosciuti di qualità – affermano – siamo di fronte a una scelta miope, fatta solo per motivi di risparmi. Ma se le tre operatrici Sad non saranno proficuamente impegnate, dove finirà il risparmio dell’ assegnazione di compiti a un privato?» Attaccano il coordinatore comunale e quello di zona, Dario Bottazzi e Guido Tirelli: «Il rischio – continuano – è di aumentare il depotenziamento del Don Cavalletti. Le scelte del Comune portano la struttura a perdere capacità operative e professionalità. Dal gennaio 2018, dopo la chiusura di 4 posti letto a libero mercato, sono stati persi un infermiere e 5 operatori. Inoltre, gli uffici dell’Asp sono sostanzialmente vuoti con evidenti riflessi sulla effettiva capacità di governo della struttura. Se un tempo la struttura era guidata da un direttore, due amministrativi e due coordinatori, oggi abbiamo solo una direttrice a tempo parziale e un coordinatore». (adr.ar.)

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