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Nascerà a Vetto un grande lago anti-siccità

Nascerà a Vetto un grande lago anti-siccità

L’invaso conterrà tra i 40 e i 70 milioni di metri cubi d’acqua. Il documento firmato ieri in Provincia

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VETTO . Un invaso anti-siccità, in grado di garantire tra i 40 e i 70 milioni di metri cubi di acqua l’anno – praticamente un lago artificiale – da utilizzare per risolvere i problemi di carenza idrica della Val d’Enza e non solo. L’opera, poderosa, che avrà bisogno di uno studio di fattibilità che sarà finanziato dalla Regione, dovrebbe trovare “casa” nel territorio di Vetto. Il progetto è “cuore” del documento, sottoscritto ieri in Provincia all’unanimità da rappresentati delle istituzioni, del mondo agricolo, delle associazioni economiche e di quelle consortili, nel quale si determina per la prima volta il fabbisogno idrico - per uso irriguo, potabile, industriale e ambientale – del bacino dell’Enza, alla luce dei cambiamenti climatici in atto.

«Un documento storico di vitale importanza – è stato detto – raggiunto al termine di un percorso estremamente utile e finalmente concreto, grazie anche a un lavoro di squadra che ha visto tutti impegnarsi, con un approccio tecnico e non ideologico, nel segno della responsabilità, della concretezza e della trasparenza».

E così, dopo una quarantina di anni di progetti archiviati (la diga a Vetto con la creazione di un lago da 120 milioni di metri cubi e lo sbarramento alla Stretta delle Gazze, un invaso da 30 milioni), liti più o meno politiche sulla tipologia di intervento da fare, di bocciature ambientalista, la soluzione sul fronte idrico per salvaguardare le province di Reggio e Parma dalla siccità, pare essere stata trovata.

Resta da capire – ma lo studio di fattibilità sarà pronto tra diversi mesi – come si farà a realizzare l’invaso nella valle attraverso la quale scorre l’Enza.

Regione e Provincia di Reggio Emilia, hanno cominciato un anno fa a lavorare sul documento nel quale sono indicate una serie di azioni sinergiche di breve, medio e lungo periodo in grado di colmare il deficit idrico. Tra queste – oltre a interventi di manutenzione sulle reti idriche per contenere la dispersione di acqua e un’altra serie di opere per migliorare l’approvvigionamento – anche la soluzione defintiva: l’invaso trai 40 e i 70 milioni di metri cubo annui di acqua, per realizzare il quale sarà necessario uno studio di fattibilità integrato di natura tecnica, ambientale e economica da affidare all’Autorità di bacino distrettuale del Po.

«Un risultato raggiunto, dopo un cammino che per decenni non aveva prodotto risultati, grazie alla serietà di un percorso che ha visto una comunità nel suo complesso adoperarsi per provare ad arrivare a un obiettivo condiviso – ha sottolineato il presidente della Provincia Giammaria Manghi – Ci siamo riusciti perché abbiamo rinunciato tutti a opinioni precostituite e abbiamo deciso, insieme, di far discendere il dibattito dall’individuazione puntuale e tecnica del fabbisogno idrico, grazie anche al contributo del Consorzio di bonifica dell’Emilia centrale, ancora più prezioso perché assicurato durante una gestione commissariale, inevitabilmente più complessa rispetto a quella ordinaria».

«Siamo finalmente riusciti a superare un passato complicato e oggi siamo in grado di guardare al futuro e di fronteggiare la grande sfida del cambiamento climatico anticipando sul bacino dell’Enza, tra le aree della nostra regione più colpite dalla siccità del 2017, la strategia regionale che si deve calare territorio per territorio tenendo conto delle singole realtà» ha concluso l’assessore alle Politiche ambientali, Paola Gazzolo. Il documento verrà presentato, prossimamente, alle associazioni ambientalista.

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