Razziavano a tappeto le case degli anziani: otto nomadi arrestati
Sono accusati dai carabinieri di associazione a delinquere In manette anche un reggiano del campo di via Gramsci
REGGIO EMILIA. Prediligevano case isolate di campagna, abitate da anziani. E per verificare che in quel momento non fossero presenti i proprietari, utilizzavano un metodo semplice quanto sicuro: suonavano il campanello e, se per caso rispondeva qualcuno, fingevano di chiedere informazioni stradali. Un’operazione dell’Arma, svoltasi nel Ferrarese, ha permesso di sgominare un’associazione a delinquere di rom finalizzata ai furti in abitazione; 70 i carabinieri impegnati nel blitz all’alba di ieri, tra i quali i carabinieri reggiani. Tra gli arrestati figura un nomade residente al campo di via Gramsci (dove è stata eseguita una perquisizione) ma rintracciato a Ferrara: Ronny Ornato, 29 anni, è ritenuto l’autista della gang.
Dieci i soggetti – otto arrestati, due denunciati (tra questi ultimi una donna) – accusati a vario titolo di ben 37 capi di imputazione, così suddivisi: 24 furti in abitazione (per un bottino di oltre 50mila euro), 10 ricettazioni, un riciclaggio e due utilizzi indebiti di carte di credito o bancomat.
L’associazione a delinquere, secondo l’accusa, è provata dal programma delinquenziale volto a commettere diversi delitti, con ruoli e compiti ben definiti tra i sodali, di età compresa tra i 19 e i 44 anni. Il raggio d’azione era la provincia ferrarese, con puntate a Finale Emilia (Modena) e collegamenti con altre bande di Reggio Emilia e Bologna.
L’indagine ha avuto inizio nel mese di settembre 2017, di fronte alla recrudescenza del fenomeno dei furti in casa, che desta allarme sociale. Sin dalle prime battute, l’attenzione degli inquirenti si è concentrata su un gruppo di rom italiani, di origine sinti, per lo più residenti nel campo di via delle Bonifiche 39 a Ferrara. È stato ricostruito il metodo del gruppo: preferivano i casolari rurali, per evitare i controlli sulle strade più trafficate, colpivano con il buio quando le case erano incustodite e avevano sempre come punto di partenza e ritorno dei raid il campo nomadi ferrarese. Individuato il “bersaglio”, gli autori materiali venivano scaricati dall’autista di turno, che si allontanava di qualche chilometro e faceva il “palo” finché non veniva avvisato dai complici di andarli a recuperare con il bottino. I ladri erano attrezzati di tutto punto: passamontagna, torce, smerigliatrici, piedi di porco, cacciaviti e guanti. Individuato anche il canale di ricettazione, un Compro oro di Occhiobello (Rovigo) dove, a dicembre 2017, erano stati sequestrati gioielli e un orologio.
Ambra Prati
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
