Attorno all’albero dell’amicizia, un’altra festa in ricordo di Marco Montruccoli -VIDEO
Albinea, nel parco Lavezza la mamma dell'artigiano ucciso nel 2015, i tanti amici e i figli, hanno fattpo un pic nic per no dimenticare: "Marco ci manca come l'aria"
ALBINEA. «Marco ci manca sempre come l’aria. Ma finché resterà nei nostri pensieri sarà con noi». E con un brindisi la mamma, i tanti amici e i tre figli di Marco Montruccoli hanno suggellato che l’amore è per sempre. Ieri, sotto l’albero di Marco, nel parco Lavezza di Albinea, per il secondo anno consecutivo un ricordo tragico si è trasformato in festa: almeno una trentina di persone, tanti gli amici, si sono riunite per fare un pic-nic in memoria di quel ragazzo, ucciso a 34 anni, a colpi di coltello nel febbraio di tre anni fa, e per ribadire che i ricordi non sbiadiscono.
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«L’affetto, la vicinanza degli amici di Marco ci hanno dato il coraggio di andare avanti – dice tra le lacrime Mara Guidetti, la mamma di Marco – il mio ragazzo si faceva volere bene e questa è la dimostrazione».
Dopo l’omicidio dell’artigiano, gli amici di Marco hanno piantato un albero nel parco di Albinea che è ancora piccolo ma sta crescendo bene. E sul tronco esile hanno affisso un cartello: “Questo è l’albero dell’amicizia”. Ecco, attorno a quella pianta, ogni anno, viene fatta una festa per Marco.
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«Avremmo dovuto organizzarla in occasione del suo compleanno – continua la mamma – il 3 aprile. Ma il tempo era ancora brutto, alcuni degli amici del mio Marco mancavano e così siamo arrivati a oggi (ieri per chi legge ndr)». Bottiglie di vino, cibo, una torta, il brindisi, tanti sorrisi, altrettanta malinconia, un po’ di ricordi. La festa per Marco è proseguita fino a sera: «Il dolore non passa – prosegue mamma Mara – ma almeno Marco ha avuto un po’ di giustizia terrena con la sentenza di appello». Un processo tormentato quello a carico dei due albanesi accusati, in un primo momento dell’omicidio Montruccoli, uno dei due assolto in primo grado, condannato invece nel processo di appello che si è concluso lo scorso aprile.
«È una magra consolazione perché Marco non ce lo restituisce nessuno – prosegue Mara – ma almeno abbiamo avuto la soddisfazione di vedere condivise, almeno in parte, le nostre convinzioni. Di droga, nel processo, ancora nessuno ha parlato, vedremo ora in Cassazione cosa accadraà».
Era la sera del 2 febbraio 2015 e due albanesi Fatmir Hykaj (29 anni) e Daniel Tufa (28 anni) si recarono a casa di Matteo Montruccoli, a Forche di Puianello, fratello di Marco. C’era anche l’artigiano in quella casa – per altro del tutto estraneo ai giri del fratello – ma chiamato da Matteo che temeva l’incontro con i due stranieri. Scoppiò una lite violenta, che si concluse con l’uccisione di Marco e il tentato omicidio di Matteo, finito all’ospedale con due coltellate ma sopravvissuto. I due albanesi scapparono ma furono catturati in aprile, in Germania, a Gronau-Leine vicino ad Hannover.
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