Botte alla Pulce, solidarietà del ministro
Bonafede telefona al comandante della Penitenziaria picchiato dal detenuto. Pellegrino: «È la prima volta che mi succede»
REGGIO EMILIA. Roma chiama Reggio. Una telefonata del Ministro della Giustizia, che ha voluto sincerarsi di persona delle condizioni di salute del comandante della polizia penitenziaria di Reggio Emilia malmenato ed esprimere la vicinanza delle istituzioni. Ha avuto un’eco nazionale l’aggressione senza precedenti nel carcere della Pulce, messa in atto da un detenuto che ha assalito e mandato all’ospedale il comandante e tre agenti accorsi in difesa del loro superiore.
«È la prima volta nella mia carriera che mi capita un episodio del genere», ha affermato Mauro Pellegrino, ieri tornato al lavoro in via Settembrini nonostante i quindici giorni di prognosi stilati dai medici del pronto soccorso del Santa Maria Nuova e i punti di sutura all’arcata sopracciliare.
I suoi agenti (un sovrintendente, un agente scelto e un assistente capo), che si sono precipitati evitando il peggio, sono stati giudicati guaribili da uno a cinque giorni di prognosi.
Il comandante preferisce mantenere un basso profilo e non vuole aggiungere altro. Resta il fatto che un ministro che si scomoda ad alzare il telefono per esprimere solidarietà alla Penitenziaria – e che nell’occasione dichiara un’opinione elevata del corpo e delle potenzialità dei singoli agenti – è un’assoluta novità, che è stata accolta con un misto di stupore e galvanizzazione dagli uomini della casa circondariale di Reggio.
Un gesto personale molto gradito, in linea con lo stile informale del neoministro della Giustizia, targato M5s, Alfonso Bonafede, avvocato di Firenze che nelle sue prime comparsate televisive sulla riforma intercettazioni ha difeso la libertà di informazione.
L’episodio violento, da parte di un detenuto 35enne marocchino classificato a rischio di radicalizzazione islamica e che già aveva picchiato un agente nel precedente carcere di Piacenza, si è verificato venerdì mattina. Il comandante si è recato nella sezione Antares, riservata ai detenuti comuni, per dialogare con il 35enne, a Reggio da due anni ma che negli ultimi tempi aveva manifestato segnali di aggressività.
Il detenuto pareva tranquillo, ma all’improvviso è saltato al collo del comandante, gettandolo a terra e sferrandogli una gragnuola di pugni al volto. I tre agenti che si sono precipitati nella cella hanno faticato a bloccare il detenuto e sono rimasti a loro volta feriti.
In seguito all’accaduto il Sappe (sindacato autonomo di polizia penitenziaria) ha invocato il 14-bis, un regime di sorveglianza speciale per i soggetti pericolosi che può decidere solo Roma. Forse il provvedimento ora sarà possibile.
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