Reggio Emilia, i cinque anni della Mediopadana: così giovane ma così malconcia
Transenne, un ascensore guasto e i primi segni del tempo. L’opera di Calatrava a sette giorni dalla caduta della lastra
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REGGIO EMILIA. Nessun vestito per la festa. Piuttosto qualche cerotto sparso qua e là, fra transenne poste sui binari, avvisaglie di sporcizia sulle vetrate e il guasto che ha colpito uno degli ascensori. Così giovane, così malconcia. Ma, soprattutto, così dimenticata nel giorno del suo quinto compleanno.
8 giugno 2013. È questa la data del taglio del nastro della stazione Mediopadana, con il primissimo viaggio inaugurale riservato alle autorità. Il 9 giugno 2013, invece, le prime corse aperte anche ai viaggiatori: 16 treni, con una stima di circa un migliaio di passeggeri al giorno, lievitati esponenzialmente in questi cinque anni fino a toccare quota 3.800 viaggiatori, per una sessantina di treni al giorno. Sono questi i numeri del successo del gioiello di Calatrava, all’origine anche dei suoi primi acciacchi, l’ultimo dei quali – ma solo in ordine cronologico – è il crollo della pesante lastra di vetro, precipitata lunedì scorso davanti a una ventina di passeggeri in attesa sul binario 4, dopo essersi staccata da uno degli oltre 350 portali di acciaio dipinti di bianco che compongono il guscio ondulato della stazione, lunga 483 metri.
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Un’altra lastra era già incrinata da qualche tempo. Di qui la corsa ai ripari di tecnici e ingegneri Rfi, che hanno transennato alcune aree lungo le banchine sui binari 1 e 4, dando il via ad una serie di ispezioni che culmineranno la prossima settimana con il sopralluogo insieme ai costruttori della Cimolai spa.
«Dalle approfondite verifiche svolte dopo il cedimento non sono emersi pericoli o allarmi di nessun tipo», hanno fatto subito sapere da Rfi. Un sospiro di sollievo, anche se è il minimo, in fondo, per un’opera tanto bella quanto costosa: quei circa 70 milioni di euro spesi per realizzare il progetto che più di ogni altro rappresenta il volto luminoso della Reggio che guarda al futuro, solcato da quelle onde che, con il passare del tempo, rischiano ora di dare l’impressione di trasformarsi in piccole rughe, come tanti segni su un viso ancora giovanile ma sul quale cominciano ad affiorare i segni del tempo che passa.
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C’è il sole a Mancasale. E il caldo rimbalza da un’auto all’altra, moltissime delle quali parcheggiate così come viene, secondo l’ormai consolidata tradizione della sosta selvaggia, che tante multe e disagi ha provocato e provoca ancora. A differenza della stazione, del parcheggio si occupa il Comune; erano 400 i posti auto nel 2013, attualmente sono 950, con l’obiettivo di avvicinarsi a 1.500 dopo l’estate, al termine dei lavori che saranno commissionati con il nuovo bando dell’amministrazione, introducendo sbarra e tariffe (si parla di una sosta giornaliera fra i 5 e i 6 euro, per un totale di 150/180 euro al mese).
A giorni, dovrebbero essere pronti i primi 150 posti auto, realizzati per ora d’urgenza sullo sterrato. È questa, da sempre, la prima criticità rimasta irrisolta. A tal punto da mettere a rischio per i viaggiatori anche la concreta possibilità di non perdere i treni, quando i secondi scorrono davvero ad alta velocità e non si riesce a trovare un buco, neanche a pagarlo.
Un pericolo che si corre tanto più se le indicazioni per raggiungere la stazione sono fuorvianti. È ciò che è accade, ad esempio, alla segnaletica a terra per non vedenti, nel tragitto dal parcheggio all’ingresso, dove qualche mattonella è saltata. E, qua e là, si è messa una toppa in cemento. Dettagli, è vero, ma di certo non edificanti.
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Bisognerebbe, se possibile, fermare il tempo. Così come successo nella hall della stazione. È la porta di ingresso di Reggio per i viaggiatori, crocevia turistico per eccellenza. Ed è un peccato che sul totem presente compaia ancora l’informazione su “Tesserae versicolores. Il mosaico dalla Cattedrale di Reggio Emilia”, una mostra che risale al 21 marzo 2015, che si è svolta al museo diocesano. Era l’anno dell’Expo. E qualche scritta mezza cancellata dell’Esposizione universale milanese compare ancora sui muri che costeggiano il binario 4. È qui che è caduta la lastra. Ed è sempre qui che, oltre alle transenne disseminate in fila, c’è anche un ascensore non funzionante, il cui perimetro è delimitato da un nastro che avvisa del guasto. Lo stesso nastro, tuttavia, che non è stato posto al pian terreno, dove invece l’ascensore appare funzionante, pur senza esserlo realmente.
È mezzogiorno. La luce del sole filtra attraverso le onde. E non può fare a meno di nascondere la polvere che si è annidata sulle lastre di vetro, ad un’altezza che oscilla fra i 7,5 e i 14,5 metri. Chissà a quanto ammonta la pulizia e la manutenzione di questo gioiello, viene da chiedersi. Una cifra per ora non disponibile, se non sotto forma di stima non ufficiale, emersa negli anni scorsi. Era il 2015, infatti, quando si stimò per la manutenzione della stazione Av di Mancasale una spesa annua di circa 100mila euro, comprensiva delle pulizie. Era il periodo in cui il Comune cercava una forma di collaborazione per la gestione dell’infrastruttura, di proprietà Rfi, con la quale si tentò di dar vita a una newco proprio per dare il via a un piano di sviluppo sinergico della Mediopadana. Non se ne fece mai nulla. E forse non si verificherà mai. Sarà anche per questo motivo, probabilmente, che nonostante il successo dei numeri la festa per i cinque anni della Mediopadana è passata sotto silenzio: un’opera figlia di due genitori che non hanno mai smesso di parlarsi, ma che guardano al futuro ciascuno per la sua strada. Due rette parallele costantemente a distanza. Esattamente come due binari, su cui il tempo scorre viaggiando sempre più ai ritmi dettati dall’alta velocità.
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