Solo M5S e Lega firmano l’appello dei due comitati
CASTELNOVO MONTI. La spaccatura si è consumata sul documento presentato dai comitati Salviamo le Cicogne e Di.Na.Mo, con un dibattito decisamente animato, a tratti caotico. I comitati hanno lanciato...
CASTELNOVO MONTI. La spaccatura si è consumata sul documento presentato dai comitati Salviamo le Cicogne e Di.Na.Mo, con un dibattito decisamente animato, a tratti caotico. I comitati hanno lanciato un appello pubblico e ne hanno chiesto la sottoscrizione ai parlamentari e consiglieri regionali presenti. Alla fine hanno raccolto il sostegno di 5 Stelle e Lega, mentre tutti gli altri, sindaco Enrico Bini compreso, hanno declinato l’invito. Il documento aveva l’obiettivo «di far conoscere la verità ai cittadini» e conteneva passaggi che hanno individuato nella Regione il principale (se non unico) responsabile della chiusura del punto nascite, a partire dal fatto che «la decisione di aprire o chiudere i punti nascita spetta alla Regione» e che «il parere del “Comitato percorso nascita nazionale” esprime un parere consultivo, non vincolante». Nel paragrafo intitolato “La verità” si legge poi, tra altri passaggi: «Per la Provincia di Reggio è stato chiuso l’unico punto nascita di un territorio di 800 chilometri quadrati, particolarmente difficile da attraversare, mentre la Regione ha mantenuto aperti i tre punti nascita di pianura con meno di 500 parti che non hanno condizioni geografiche difficili, ma che presentano un bacino elettorale interessante, come il caso di Scandiano che dista 12 minuti dall’ospedale di Reggio e 19 minuti da quello di Sassuolo».
Nette le richieste contenute nel documento: «La Regione si prenda in carico il problema e faccia ciò che le spetta, che è anche quello che la normativa prevede per la deroga in aree con condizioni geografiche difficili: la riapertura immediata dei punti nascita e la loro messa a norma nel rispetto dei parametri sanitari richiesti, che nel caso del Sant’Anna prevedevano l’istituzione della pediatria H24. Chiediamo che i dirigenti Ausl facciano il loro dovere garantendo il servizio sanitario ai cittadini, reintegrando il normale turnover del personale. Chiediamo che gli amministratori e le forze pubbliche concretizzino le strategie e i progetti sulle aree interne appoggiando senza riserva la nostra battaglia già in questa legislatura regionale e comunque anche nella prossima dopo le elezioni del 2019».
Enrico Bini, sindaco di Castelnovo, si è detto contrario a sottoscrivere il documento «perché è lo stesso che era stato presentato in consiglio poco tempo fa – ha detto – e lo respingo con le stesse motivazioni: è un documento divisivo, mentre avremmo bisogno come montagna di una posizione condivisa da tutti. Se foste disponibili a rivederlo e stilare un documento comune sarei pronto a sottoscriverlo subito». Anche Yuri Torri e Silvia Prodi hanno espresso le loro riserve: «Non firmiamo un documento se non abbiamo avuto possibilità di contribuire».
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