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Tutti d’accordo: punto nascite da riaprire

Tutti d’accordo: punto nascite da riaprire

La posizione di parlamentari e consiglieri regionali all’assemblea in municipio. Il pubblico protesta per l’assenza dei sindaci

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CASTELNOVO MONTI. Una serata contrastata, a tratti tesa, quella di venerdì in municipio, per l’incontro organizzato dal sindaco Enrico Bini, con i parlamentari reggiani di tutti i partiti.

TENSIONI E CONTRASTI. Una serata in cui inizialmente tutti hanno espresso posizioni a favore della riapertura del punto nascite, ma poi si sono aperte divisioni sia sulla responsabilità della chiusura, sia sulle possibilità che la Regione possa decidere in autonomia per una rapida riapertura, fino alla spaccatura su un documento presentato dai comitati Di.Na.Mo e Salviamo le Cicogne, che è stato chiesto di sottoscrivere a parlamentari e consiglieri regionali presenti, accolto però solo dai rappresentanti del Movimento 5 Stelle e della Lega.

LA POSIZIONE DI BINI. Introducendo la serata, Bini aveva ribadito l’«intento costruttivo» che nelle intenzioni doveva avere l’incontro, per illustrare lo stato dei servizi e cercare di concordare azioni «a tutti i livelli istituzionali, locale, regionale, nazionale con il nuovo governo, per vedere quali possibilità ci siano di cambiare i parametri per la tenuta dei punti nascite al di sotto dei 500 parti annui, anche attraverso la federazione nazionale Aree Interne visto che tutte stanno segnalando questo problema».

LA DEFEZIONE DEI SINDACI. Bini ha anche spiegato l’assenza degli altri sindaci della montagna, a seguito dell’intenzione, preannunciata sui social dai comitati, «di far sottoscrivere un documento – ha detto Bini – annunciato come una sorta di aut-aut, che ha creato un clima diverso, e per questo motivo i sindaci e anche alcune associazioni di categoria hanno preferito non prendere parte». Ma l’assenza dei sindaci è stata più volte criticata durante gli interventi del pubblico.

IL MOVIMENTO 5 STELLE. Sono poi intervenuti i parlamentari e i consiglieri regionali presenti, a partire da Maria Edera Spadoni del Movimento 5 Stelle: «Sul tema della possibile riapertura del punto nascite, più che nel campo del governo la palla è su quello della Regione – ha detto –. Noi siamo comunque disponibili a un impegno a livello nazionale per cercare di aprire un dibattito sul tema, ma più che altro occorre intervenire sulla Regione, che ha il potere di riaprire».

Silvia Piccini, consigliera regionale pentasetallata , ha detto che «c’è un ostacolo di tipo politico a livello regionale, non nascondiamocelo: l’orientamento è stato chiaramente quello di chiudere i punti nascita in montagna. Noi avevamo proposto di valutare, al di là dei 500 parti annui, la preparazione delle équipe. Ora proporremo all’assessore regionale Sergio Venturi di chiedere una nuova deroga alla commissione nascite nazionale, con motivazioni più precise e riscritte».

Per l’onorevole Davide Zanichelli: «C’è da decidere se vogliamo riaprire il punto nascite avanzando la possibile soluzione: la condivisione con il Santa Maria con rotazione reale degli operatori. Deroghe sono possibili. Infatti, guarda caso, a Scandiano hanno tenuto aperto».

IL PARTITO DEMOCRATICO. Antonella Incerti del Pd ha spiegato che «c’è una evidente necessità di ridisegnare i rapporti tra aree urbane e periferiche: in questo le Aree Interne sono uno strumento importante. Noi siamo disponibili a cooperare in modo serio; ogni istituzione dà il proprio contributo, e il livello nazionale è fondamentale. C’è un accordo Stato-Regioni siglato nel 2010, pensiamo alla possibilità di una abrogazione, ma sarà un percorso lungo. Lavoriamo anche a un progetto pilota per i reparti maternità nelle aree interne».

LA LEGA. Il consigliere regionale della Lega Gabriele Delmonte ha affermato: «La richiesta di deroga avanzata dalla Regione e poi respinta era fatta male e incompleta. Prima di arrivare alla chiusura, abbiamo sempre sostenuto le battaglie politiche dei comitati, assistendo anche a cambi di opinione dei sindaci del territorio. Se si potevano prendere provvedimenti nazionali per salvaguardare i punti nascita, perché non è stato fatto negli ultimi due anni? Sappiamo che la decisione finale spetta a Venturi e Bonaccini (presidente della Regione, ndr): lo standard dei 500 parti l’anno è qualitativo e quindi non vincolante; se loro vogliono, possono riaprire i punti nascita».

SINISTRA ITALIANA. Secondo Yuri Torri di Sinistra Italiana, «è vero che l’ultima parola spetta alla Regione, ma non la può dare senza il parere del ministero. Riconosco le responsabilità dell’Emilia Romagna, ma non sono le uniche. Se c’è una volontà trasversale, come sembra stasera, si può incidere. Deve esserci però una normativa che riconosca una specificità della montagna, che riconosca le peculiarità del territorio. Le riaperture di punti nascita provate in altre regioni, senza questa legge specifica, hanno fallito per l’assenza di sostegno per il personale anche dal punto di vista della tutela legale. Il punto nascite va riottenuto, ma in sicurezza».

MDP. Per Silvia Prodi, consigliera regionale di Mdp-Articolo Uno, «se vogliamo ottenere dei risultati sarebbe importante un clima politico di unanimità. Dissi a Venturi che secondo me questa chiusura sarebbe stata un Vietnam, e mi pare che le cose in effetti non siano andate bene. Poniamo il tema della riapertura, ma solo con parametri di sicurezza adeguati».

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