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Bimba abusata, zio incapace di intendere

Bimba abusata, zio incapace di intendere

Val d’Enza: il perito del tribunale attenua la posizione dell’uomo che avrebbe violentato la nipotina di appena sei anni

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VAL D’ENZA. Intende poco la realtà che lo circonda e avrebbe una volontà praticamente nulla, come quella di un bambino. Sono i due punti che potrebbero portare alla impunibilità dello zio che abusò ripetutamente della nipotina quando la bimba aveva 6 anni. A metterlo in chiaro, ieri, è stato il perito nominato dal tribunale, il gup Luca Ramponi, che aveva disposto la consulenza per valutare proprio la capacità di intendere e volere, al momento dei fatti, dello zio accusato di brutali violenze sessuali ai danni della nipotina. Un incarico assegnato al dottor Gianfranco Rivellini, che ha parlato di «scemata capacità di intendere e dell’esclusione totale della volontà».

Questo, spiega l’avvocato difensore Gianluca Tencati del foro di Rimini, «dovrebbe portare alla impunibilità del mio assistito». Il gup ha quindi rinviato a luglio il processo in vista della discussione del rito abbreviato. Toccherà al giudice decidere cosa fare dopo che la perizia del tribunale sembra confermare quanto già affermato dal consulente della difesa, Valentina Vita, che aveva escluso la capacità di intendere e di volere.

Il perito del tribunale dice però che c’è una sorta di capacità di intendere, perché l’imputato ha avvertito la sanzione che deriverebbe dal suo comportamento. Però questo sarebbe avvenuto in una fase successiva degli atti, come accade per i bambini.

Secondo l’accusa rappresentata dal pm Valentina Salvi, lo zio disabile avrebbe più volte violentato la bambina. Una brutalità, quella che raccontano le pagine dell’inchiesta, che vedrebbe coinvolta anche la madre della piccola, sorella del presunto aguzzino, la quale sarebbe stata al corrente di quanto accadeva, perché sarebbe intervenuta più volte all’interno della stanza del fratello, anche per liberare la figlia, oltre ad aver ricevuto in più occasioni gli sfoghi della bambina.

La donna non compare nel procedimento arrivato in udienza preliminare perché ha scelto il rito ordinario, dove dovrà rispondere del reato di omissione di controllo. In sede di incidente probatorio in audizione protetta, la vittima aveva raccontato l’incubo in cui viveva. Gli atti contestati risalgono al periodo tra il 2010 e il 2013. Tre anni d’inferno, secondo il capo d’imputazione, durante i quali lo zio l’avrebbe costretta a subire atti sessuali. Accuse negate dallo zio, difeso dall’avvocato Tencati, che ha ammesso solo palpeggiamenti. Sottoposto all’inizio a una misura cautelare, l’uomo – all’epoca 52enne, con una elevata disabilità fisica e problemi psichici – è stato sottoposto ad una prima perizia che lo ha definito incapace di partecipare al processo. Ma una seconda perizia ha stabilito, al contrario, la sua capacità processuale. Ora arriva questa nuova perizia sulla quale il giudice dovrà stabilire se l’imputato all’epoca dei fatti fosse capace di intendere e di volere. L’Unione dei Comuni della Val d’Enza si è costituita parte civile con l’avvocato Marco Scarpati. (e.l.t.)

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