Nuovo governo, Delrio guida il contrattacco: «Conte? Inadatto al ruolo che ricopre»
Delrio, capogruppo Pd, per la prima volta all’opposizione: «Va solo a rimorchio di Salvini. È un pericolo reale per il Paese»
REGGIO EMILIA. «Le faccio una confidenza: quel discorso non lo avevo preparato. Ne avevo preparato un altro più articolato, che si basava sul discorso depositato da Conte al Senato. È stata la sua replica che mi ha fatto capire la gravità delle sue parole e che mi ha fatto cambiare i toni». Da ministro a capogruppo Pd. Da esponente di primo piano dei governi Letta-Renzi-Gentiloni a parlamentare simbolo dell’opposizione. Per Graziano Delrio, il mestiere dell’opposizione rappresenta un’assoluta novità.
Un debutto impetuoso, quasi per mettere subito in chiaro un deciso cambio di passo, con l’ormai celebre discorso in Aula in occasione delle dichiarazioni di voto al governo. Il dito puntato verso il nuovo premier, il pugno alzato nella concitazione del momento, mentre invita Conte a studiare e a essere umile fino a strappare la standing ovation scandendo il nome di Piersanti Mattarella, evocato da Conte semplicemente come un «congiunto» del Capo dello Stato.
Delrio, per la sua prima volta all’opposizione ha usato toni battaglieri come non mai. Un episodio estemporaneo o una strategia comunicativa?
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«Nessuna strategia. I toni sono stati la conseguenza dell’intervento di Conte: mi è parso generico, presuntuoso e omissivo, soprattutto nel passaggio su Mattarella. Per questi tre motivi ho avuto quei toni. Mi è parso inadatto alla gravità della situazione e alla serietà richiesta dal ruolo che ricopre. Non si possono promettere pensioni, lavoro e meno tasse per tutti senza indicare come trovare le risorse. È come se ai miei figli promettessi una Ferrari a testa. Capisce che è un bel po’ complicato...».
Per molti reggiani il suo piglio è stato una sorpresa...
«Per me la sorpresa è stata la sottovalutazione dimostrata da Conte rispetto ai problemi e alla memoria del Paese».
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Quindi opposizione senza sconti?
«La nostra opposizione sarà rigorosa su ogni provvedimento. Conosciamo la fatica del governare, ma conosciamo anche i danni che le loro scelte sbagliate possono provocare: se si riducono le tasse solo ai ricchi, e non alle imprese, c’è il rischio che la ripresa diventi molto debole e che i sacrifici degli italiani vadano in malora. Non si può giocare sulla pelle degli italiani e fare politica come se si fosse sempre in campagna elettorale».
Ormai la politica è una campagna elettorale permanente.
«Un concetto che non rientra nella mia formazione politica. Penso sia uno dei difetti più gravi che può fare chi si candida a governare: promettere tutto a tutti».
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Da ministro è stato uno dei bersagli principali di Lega-M5s. Non è che nel suo discorso c’è stato un aspetto anche liberatorio?
«Nei miei confronti sono stati usati toni molto incivili...».
...lei ha dato del pupazzo a Conte. Non ci è andato leggero...
«Perché sono preoccupato che vada a rimorchio della Lega con tutti i 5 Stelle. Valuto molto pericoloso l’atteggiamento di Salvini: ha imparato dalle destre anti-europeiste e razziste le forme della propaganda. Speravo che il M5s, anche se siamo su opinioni diverse per molti argomenti, fosse su altre posizione. Invece mi sembra che anche loro vadano a rimorchio. È un pericolo reale per il Paese. Per questo dico a Conte di non fare il pupazzo dei partiti. Basti pensare alla vicenda Aquarius: Conte ha ringraziato Sanchez, ma Sanchez ha dichiarato che lo ha fatto per evitare una catastrofe umanitaria. In pratica, l’Italia non ha fatto quello che doveva fare. La mia preoccupazione è che Conte non svolga il ruolo che prevede la Costituzione, quello di figura che coordina l’attività di governo. Un premier così dipendente dai partiti non si vedeva da tempo...».
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A proposito di partiti: il Pd? Lei ha fatto un passo indietro per la segreteria. Ma il Pd è in estinzione o ristrutturazione?
«Il Pd ha deciso di rimandare la sua riflessione interna per via dell’emergenza dei cento giorni senza governo. Ma il percorso degli organi ufficiali si farà e verrà fatto con una bella discussione. Lo definisco un partito in rigenerazione, soprattutto se puntiamo sui nostri amministratori locali. In campagna elettorale ho visto tanti amministratori Pd di qualità, collegati con le persone e capaci, che danno un’idea di partito vicino alla gente. Un centrosinistra vissuto come lontano deve riflettere».
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Non crede sia questo il punto? Il Pd non appare come un partito di sinistra. Come mai?
«È un elemento su cui stiamo ragionando. Ma bisogna distinguere i fatti dalle percezioni. Ad esempio, si parla tanto di reddito di cittadinanza, ma non abbastanza del reddito di inclusione, su cui mi sono speso in prima persona dal 2013. Siamo stati il primo partito in Italia a mettere questa misura contro la povertà per 5 milioni di persone. Una misura finora unica, da luglio attiva per 2,5 milioni di persone. Per gli altri 2,5 milioni, se il nuovo governo lo vorrà avrà le condizioni per fare una cosa seria e rapida. Abbiamo messo più di 9 miliardi nelle politiche sociali, più di 20 miliardi per la salvaguardia degli esodati...».
Anche Prodi però ha ironizzato giudicando non di sinistra i governi a trazione Pd...
«Accetto la critica di Prodi per quanto riguarda la percezione, ma bisogna considerare anche i fatti. E in tanti riconoscono il buon lavoro del nostro governo. Penso alle associazioni di imprese e commercianti, all’entusiasmo che ho incontrato nei settori trasporti e turismo. Abbiamo fatto un lavoro di stimolo, di riduzione delle tasse e di aiuto alle assunzioni. Di certo serve più empatia, più presenza, più percezione che stiamo combattendo per diritti che ora potrebbero scomparire. La nostra rigenerazione parte da principi e ideali di una comunità politica che vuole combattere le disuguaglianze e redistribuire le ricchezze a vantaggio dei bisognosi. Argomenti non scontati con questo nuovo governo. Dobbiamo rivendicarli a voce alta. Ma bisogna investire di più sul nostro modo di porci. E serve un ascolto da fare con grande umiltà, soprattutto verso chi è più in difficoltà. Reggio in questo può essere un grande laboratorio, anche per il riposizionamento del Pd».
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Con Vecchi candidato per il secondo mandato?
«Se lo chiede a me, ho grande stima di Luca Vecchi, ma deciderà lui cosa fare. Per me è un ottimo amministratore e mi piace come sindaco. Ma non voglio bypassare altri organismi che devono decidere collegialmente».
Lega e M5s hanno già lanciato l’assalto alla diligenza...
«Quando si passerà dalle chiacchiere ai fatti si vedrà. A Reggio, anche alle Politiche, il Pd ha tenuto più che altrove, ha vinto nei collegi. È giusto che gli altri pensino di vincere, ma noi siamo altrettanto convinti di avere i nostri argomenti e di essere vicini alle persone».
Evaristo Sparvieri
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