Gazzetta di Reggio

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i numeri attuali nel reggiano 

Ingressi azzerati Le presenze segnano un -300

REGGIO EMILIA. I migranti convolti nel percorso di accoglienza a Reggio sono attualmente 1.600, in calo rispetto ai 1.900 del 2017. E nel primo semestre di quest’anno non si sono registrati arrivi...

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REGGIO EMILIA. I migranti convolti nel percorso di accoglienza a Reggio sono attualmente 1.600, in calo rispetto ai 1.900 del 2017. E nel primo semestre di quest’anno non si sono registrati arrivi nel Reggiano, per il semplice fatto che a livello regionale i nuovi ingressi sono stati dirottati su altre province, in debito rispetto alla nostra quota: come dire che Reggio ha già dato.

Questi i numeri in possesso delle due Ati che nella nostra città si sono aggiudicate i bandi del ministero dell’Interno, indetti dalla Prefettura, per la gestione privata della fase iniziale d’accoglienza dei migranti: la prima Ati formata da Dimora d’Abramo, Ceis e altre strutture (capofila La Dimora), la seconda formata da L’Ovile, Coress, Madre Teresa e La Vigna (capofila L’Ovile).

Quest’ultima si è aggiudicata l’ultima gara del maggio-giugno scorso per 2.300 migranti, poiché quella era all’epoca il prospettato quantitativo locale, tarato sulla base dei numeri nazionali: nel primo semestre del 2017 erano 61.800 i migranti entrati, quest’anno nello stesso periodo sono stati 14.300.

Quindi ci troviamo di fronte a un calo sensibile dei migranti, con una migliore distribuzione territoriale poiché si sarebbero superate le problematiche nel reperire gli alloggi, oggi più distribuiti in provincia con un sollievo nel capoluogo.

Un quadro positivo di diminuzione dei migranti, dunque, che tuttavia presenta parecchie zone d’ombra. I numeri smentiscono la percezione sull’immigrazione dei reggiani, ma le statistiche ufficiali vanno prese con le pinze. Non solo perché nel fenomeno migratorio l’ufficialità è la punta dell’iceberg, ma anche perché l’onda lunga dei provvedimenti si fa sentire a distanza di mesi. L’attuale calo ha la sua origine nel cambio di rotta dell’ex ministro dell’Interno Marco Minniti il quale, con l’accordo con la Libia, ha dimezzato il boom degli sbarchi.

Ma il sensibile calo dei nuovi ingressi a livello nazionale non si traduce in una minor presenza di migranti nella nostra provincia, che già deve “smaltire” quelli arrivati in precedenza e fare i conti con chi è uscito dal programma di accoglienza e si ritrova nella terra di nessuno, magari alle ex Reggiane. Un esempio emblematico è la durata dell’accoglienza: in teoria un anno, che diventano almeno un anno e mezzo o due per avere una prima risposta dalla Commissione territoriale di Bologna che decide sul permesso di soggiorno per motivi umanitari. Se poi il migrante fa ricorso (Minniti ridusse da tre volte ad uno solo il ricorso, dando una stretta anche alle motivazioni), ecco che il migrante resta nel reggiano a spese dello Stato finché la risposta non è definitiva.

Ambra Prati

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