Maxi evasione, i familiari «Non siamo prestanome»
Discussione finale sul sequestro da 24 milioni al commerciante Aldo Ruffini I parenti considerati intestatari fittizi. La decisione del tribunale entro un mese
REGGIO EMILIA . Trenta giorni per sapere che fine farà il patrimonio di famiglia. È il termine massimo entro il quale il collegio dei giudici si è riservato di decidere su una spinosa questione che tiene banco da mesi. Si tratta del maxi sequestro patrimoniale da ben 24 milioni di euro che vede nel mirino il commerciante 72enne Aldo Ruffini. Una Porsche Gt3 Rs, una Mercedes Amg, una Lamborghini d’epoca, sono le fuoriserie che la guardia di finanza ha bloccato insieme a gioielli, altre auto e due immobili in luoghi di vacanza. Ricchezze che sarebbero frutto di una evasione milionaria finita sul tavolo dei sostituti procuratori Valentina Salvi e Giulia Stignani.
Per Ruffini è stata applicata infatti la misura di prevenzione che scatta quando il tenore di vita risulta sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati. Il patrimonio sequestrato potrebbe finire allo Stato con una dolorosa confisca per Ruffini. Ma non solo per lui. Ieri, infatti, si è discusso il procedimento, alla presenza dello stesso Ruffini e di alcuni familiari, che hanno rivendicato la titolarità effettiva dei beni a loro intestati. «Il patrimonio di famiglia è separato rispetto al suo già da lungo tempo» è stata la tesi difensiva.
Per la procura, invece, si tratterebbe di “teste di legno” utilizzate dal commerciante per sviare il fisco. Nella sua disponibilità ha non solo macchine di lusso e gioielli, ma oggetti in oro e in avorio, centinaia di quadri e oltre un milione di euro in contanti. Un incredibile tesoro che il maxi evasore fiscale originario di Vetto ma residente da lungo tempo a Reggio Emilia, nascondeva in vari locali, un vero e proprio bunker creato ad hoc per proteggere i suoi beni mai dichiarati al fisco italiano.
Ieri gli avvocati difensori hanno dato battaglia davanti al collegio giudicante (composto dai magistrati Cristina Beretti, Andrea Rat e Stefano Catellani) smontando le accuse.
La vicenda parte da lontano, quando le Fiamme gialle - nel dicembre 2016 - con l’applicazione di una misura di prevenzione patrimoniale disposta dal tribunale di Reggio Emilia, avevano messo i sigilli al patrimonio di Ruffini. Parliamo di un appartamento a Reggio Emilia, due appartamenti in località turistiche, a Desenzano sul Garda (Brescia) e Forte dei Marmi (Lucca), sette auto di lusso, cassette di sicurezza, denaro contante e numerosi conti correnti e dossier titoli per oltre tre milioni di euro. Poi il supplemento di indagini con il bottino che è cresciuto a nove autovetture di lusso fra Porsche, Lamborghini e Mercedes, 230 gioielli di pregio, alcuni dei quali con pietre preziose, 60 gioielli di vario genere come anelli, collane e bracciali, 970 oggetti di pregio di vario genere come mobili, argenteria, avorio e borse griffate, 470 quadri con le relative cornici. Oltre a questi beni, poi, è stato particolarmente significativo il ritrovamento di un ingente quantitativo di contanti.
Enrico Lorenzo Tidona
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
