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Violentò per anni il figlio di amici chiesto il rito con sconto di pena

Violentò per anni il figlio di amici chiesto il rito con sconto di pena

Castelnovo Sotto: artigiano di 56 anni vuole l’abbreviato per la violenza sessuale reiterata per 8 anni  In aula i famigliari del ragazzo, all’epoca minorenne, che con i genitori si è costituito parte civile

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CASTELNOVO SOTTO. È accusato di aver compiuto costrizioni e minacce per otto lunghi anni, segnati da abusi sessuali perpetrati nei confronti del figlio di una coppia amica di famiglia. Gravi episodi di adolescenza violata, quelli portati alla luce dalla denuncia del ragazzo una volta diventato maggiorenne, e riscontrata dalle indagini dei carabinieri della Compagnia di Guastalla coordinati dalla Procura reggiana. Un caso delicato giunto ieri in tribunale, che ha visto il 56enne chiedere - tramite il suo legale di fiducia, l’avvocato Liborio Cataliotti - la possibilità di accedere al rito abbreviato, che fisserebbe come prove solo quelle raccolte finora e uno sconto pari a un terzo della pena qualora venisse condannato.

Oltre alla vittima, anche la famiglia (presente ieri in aula) si è costituita parte civile (avvocati Marcello e Marco Fornaciari). Il 56enne, artigiano di Castelnovo Sotto, è tutt’ora agli arresti domiciliari dopo l’arresto nel dicembre del 2017. Era stato denunciato con grande ritardo perché la vittima, per paura di ciò che poteva accadere alla famiglia, ha sempre subito in silenzio sino a quando, intorno alla fine del 2016, è riuscito a vincere la paura raccontando gli orrori subiti dapprima ai genitori per poi decidere di denunciare l’uomo.

Così il sostituto titolare delle indagini, Valentina Salvi, aveva richiesto e ottenuto dal gip del tribunale di Reggio Emilia un provvedimento restrittivo di natura cautelare in regime di arresti domiciliari che era stato eseguito dai carabinieri.

Pesanti come un macigno sono le accuse mosse nel capo di imputazione a carico del 56enne per aver dal 2008 al 2016 costretto la vittima (minorenne fino all’anno 2012), sia con la forza che con minacce di far del male alla sua famiglia, a praticare e subire numerose violenze sessuali.

Delitto aggravato per aver provocato al ragazzino continui attacchi di panico diagnosticati clinicamente, che hanno peggiorato la qualità della vita del ragazzo ora maggiorenne sia nelle relazioni sociali che nell’attività scolastica e professionale.

La scoperta delle violenze è stata terribile anche per i genitori della vittima, che su quell’uomo avevano riposto la loro fiducia. I racconti agghiaccianti messi poi nero su bianco del ragazzo davanti ai carabinieri, hanno portato all’arresto e infine al processo sul cui rito il giudice Luca Ramponi dovrà pronunciarsi nella prossima udienza di fine luglio.

Enrico Lorenzo Tidona

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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