Fanno sesso ma in auto c’è anche il figlio
Reggio Emilia: due amanti focosi si fermano in un’area d’emergenza dell’Autosole ma vengono trovati nudi dagli agenti della Polstrada e denunciati per atti sessuali in presenza di minore
REGGIO EMILIA. Amanti focosi in autostrada. Peccato che lungo l’Autosole – all’altezza di Castel San Pietro – abbiano scelto come luogo dell’amplesso una piazzola d’emergenza, attirando così il controllo di una pattuglia della Polstrada di passaggio, con tutti i guai che sono seguiti perché alla scena boccaccesca dentro la macchina si è anche aggiunta l’inopportuna presenza di un bimbo di circa due anni.
Una storia di ardori sessuali che ha più risvolti giudiziari, perché la donna – con poco meno di quarant’anni e residenza a Reggio Emilia – è oltretutto agli arresti domiciliari per espiare una condanna per sfruttamento della prostituzione e sta ora scontando la pena in Romagna, nell’abitazione del compagno (un barista di oltre cinquant’anni), insieme a suo figlio e alla madre di lui.
Nell’aprile 2017 il “viaggio di piacere”: la coppia sale in macchina con il piccolo di circa due anni e punta verso il primo casello dell’Autosole.
Poi, sopraffatti dall’irrefrenabile desiderio, non esitano a fermarsi in fretta e furia in una piazzola d’emergenza e trasformano l’auto in alcova. Piazzano il bimbo davanti, intrattenendolo con un ipad sintonizzato su dei cartoni animati. Mentre loro due si denudano e amoreggiano nei sedili posteriori. Ma ad un certo punto sopraggiunge la Polstrada e i due agenti a bordo s’insospettiscono, perché nell’area di emergenza puoi fermarti solo in caso di stretta necessità. E vedendo quell’auto in sosta dai cui finestrini posteriori vengono gettati fuori dei fazzolettini, i poliziotti non possono far altro che decidere di intervenire. Aprendo la macchina si trovano di fronte i due completamente nudi in atteggiamenti inequivocabili, ma anche il bimbo. Per i due conviventi scatta la denuncia per atti sessuali in presenza di minori (il processo non è ancora partito), ma la donna deve anche rispondere di evasione dagli arresti domiciliari.
Per quest’ultima accusa il procedimento con rito abbreviato va più in fretta: in primo grado viene condannata a dieci mesi di reclusione, mentre di recente – in Appello – arriva l’assoluzione. L’avvocato difensore Mario Di Frenna ha facilmente provato che non si trattasse di una fuga da parte della donna, ottenendo l’applicazione delle norme della detenzione speciale per le mamme con figli minori dei tre anni che hanno possibilità di movimento per alcune ore al giorno.
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