I fondi si mangiano i prosciutti Ferrarini
Cento milioni per acquisire la maggioranza e alleviare la tensione finanziaria. In campo QuattoR, già entrata in Fagioli spa
REGGIO EMILIA. I due fondi italiani QuattroR e Italmobiliare sarebbero pronti a puntare 100 milioni di euro sui salumi Ferrarini. L’azienda reggiana alfiere dell’agroalimentare italiano è industrialmente sana ma è appesantita da una costante tensione finanziaria che si è acuita con il crollo delle banche venete. I prestiti pendenti e il deprezzamento delle partecipazioni di istituti come la Popolare di Vicenza, hanno sovraesposto la famiglia e quindi l’azienda che due anni fa aveva separato le attività: da una parte Ferrarini spa, nella quale si concentra la produzione dei salumi anche attraverso il gruppo Vismara, dall’altra la Società Agricola Ferrarini, nella quale sono confluiti la produzione di aceto, vini e Parmigiano Reggiano. Un gruppo emblema del capitalismo familiare italiano, che dopo il capostipite Lauro è passato alla seconda generazione (il consigliere delegato Lisa in primis, oltre a Luca, Lucio, Lia e Licia), controllato dalle due holding lussemburghesi Elle Effe Sa, e Agri-Foods Investments Sa, e che dà lavoro a 700 persone in Italia e 300 all’estero, forte sul mercato interno e con un quarto del fatturato ormai generato all’estero.
L’interesse è dei fondi QuattroR e Italmobiliare, reso noto ieri, e riguarderebbe fino al 90% del ramo salumi, anche se gli altri prodotti della Agricola Ferrarini vengono a loro volta commercializzati dalla spa. L’intervento riguarderebbe in parte l’acquisto di quote dei Ferrarini così come la sottoscrizione di un aumento di capitale destinato a ridurre l’esposizione debitoria, giunta a circa 250 milioni di euro. I due veicoli finanziari hanno avviato infatti l’esame e le valutazioni propedeutiche al loro possibile ingresso con una quota di maggioranza nel gruppo Ferrarini, ad oggi interamente controllato dalla omonima famiglia. L’investimento ipotizzato, che sarebbe perseguito congiuntamente e su base paritetica dai due investitori, è subordinato anche agli esiti della due diligence che si avvierà a breve si dovrebbe concludere alla fine di luglio. Prima di tutto, quindi, si è cominciato a guardare i numeri. Non si tratta però di una scalata ostile bensì di un progetto di lungo respiro, una mano tesa per rilanciare il gruppo.
Il dossier Ferrarini è finito come molti altri in questi mesi sul tavolo di QuattroR. Si tratta di un fondo non prettamente speculativo nato un paio di anni fa per il rilancio delle aziende italiane di medio-grandi dimensioni, che ha valutato dossier simili a Ferrarini, come Melegatti o Pasta Zara, anche quest’ultima profittevole società appesantita dalla débacle delle banche venete. QuattroR è gestito dall’omonima Sgr, società indipendente presieduta da Andrea Morante e guidata da Francesco Conte quale amministratore delegato. Il fondo ha una dotazione di 711 milioni di euro e vede tra i suoi investitori istituzionali come Cassa depositi e prestiti, Inail, Inarcassa.
Mentre era stata attivata l’analisi del gruppo Ferrarini, QuattroR ha trovato sulla sua strada e con lo stesso obiettivo Italmobiliare, holding al cui vertice c’è Carlo Pesenti (Italcementi) che detiene e gestisce un portafoglio diversificato, quotata in Borsa e un attivo netto di circa 1,5 miliardi di euro. I due fondi hanno deciso di viaggiare insieme e in via paritetica verso l’obiettivo.
QuattroR non è nuovo in operazioni a Reggio, protagonista a fine 2017 della scalata alla Fagioli Spa (di cui detiene il 49% con possibilità di salire al 60%), impresa da 500 dipendenti nota per i trasporti eccezionali in tutto il mondo e la logistica integrata. Un’altra azienda che lavora bene ma fatica sul fronte finanziario. L’intenzione dei due fondi italiani, anche nel caso di Ferrarini, è acquisire la maggioranza della spa lasciando spazio alla famiglia capitanata da Lisa Ferrarini (vicepresidente per l’Europa di Confindustria), destinata a una posizione di minoranza societaria pur mantenendo probabilmente la leva del comando. I fondi intendono offrire così nuova finanza massimizzando la già proficua capacità industriale.
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