Il Dna incastra il defunto Mario Moro
Casalgrande, annuncio-choc del pool di esperti: «È verosimile che il profilo genetico appartenga al fratello di due indagati»
CASALGRANDE. Sequestro di Silvana Dall’Orto, il profilo genetico maschile scagiona gli attuali 16 indagati ma è verosimile che indichi il fratello di due di loro, Francesco e Giulio Moro: Mario Moro, vicino all’Anonima Sarda, coinvolto nel sequestro Soffiantini, uno dei primi nomi che indicarono gli inquirenti all’epoca. È morto nel gennaio del 1998 nel carcere di Opera. A trent’anni di distanza dal rapimento, c’è una verità e un responsabile, ma solo presunto. È il risultato a sorpresa della relazione che il pool di tre esperti incaricati dalla Procura di Bologna ha esposto ieri in udienza, dove si è concluso con un punto interrogativo l’incidente probatorio.
La vicenda è quella della moglie dell’industriale ceramico Giuseppe Zannoni, rapita il 19 ottobre 1988 a Casalgrande e liberata il 2 maggio 1989 sull’autostrada della Cisa. Su insistente richiesta della vittima, l’anno scorso il cold case insoluto più celebre della cronaca nera reggiana è stato riaperto, affidando i reperti (in un primo tempo introvabili) alla tecnologia moderna. E ieri a Bologna, davanti al Gip Rossella Matera, al pm Francesco Caleca e all’avvocato della Dall’Orto, Francesca Corsi, la relazione dei consulenti – dopo mesi di prelievi e comparazioni e già depositata – è stata illustrata dalla dottoressa Susi Pelotti. Quest’ultima ha catapultato i presenti in un giallo che ricalca l’Ignoto 1 del caso Yara Gambirasio. Anche in quel caso gli esperti usarono il modulo “Familia’s searching”, un protocollo su base informatica in grado di effettuare comparazioni incrociate e di indicare l’esatta relazione parentale del profilo genetico maschile, estratto dalla saliva del francobollo di un messaggio dei rapitori e dalla maglia gialla data alla Dall’Orto la notte della liberazione, per ripararsi dal freddo. Il profilo scagiona (ma il passaggio non è stato formalizzato) gli indagati e conduce in un vicolo cieco.
Ora che succede? L’incidente probatorio, la fase istruttoria anticipata rispetto alla sede naturale del dibattimento, è a tutti gli effetti conclusa. La palla passa al pm Caleca, che dovrà decidere se e come muoversi. In astratto l’accusa ha due opzioni: o chiedere l’archiviazione (visto che la prescrizione è dietro l’angolo: il 2 maggio 2019, quando scatteranno i trent’anni esatti dai fatti) oppure accertare, con modalità da definire, che il Dna sia davvero di Mario Moro. Una strada, quest’ultima, che proietterebbe il procedimento «in un ambito fantascientifico: ma sembrava fantascienza anche arrivare fin qui», riflette l’avvocato Corsi. «Non conosco le determinazioni del pm, ma visti gli attuali indagati e il pacchetto probatorio acquisito mi pare più probabile l’archiviazione».
Una archiviazione dopo anni di iniziative non suonerebbe come una beffa per la Dall’Orto? «Un risultato come questo è tutt’altro che una beffa: è positivo. Si è arrivati ad un riscontro su un soggetto indiscutibilmente correlato all’Anonima Sarda – commenta Corsi –. Una chiusura processuale degna, con tre gradi giudizio entro la prescrizione, era difficilissima. Credo che la mia cliente sia comunque soddisfatta, anzitutto perché finalmente è stata ascoltata. Le sue esortazioni («andate a cercare, troverete qualcosa») si sono rivelate veritiere».
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