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L’hacker che “craccava” i cellulari

L’hacker che “craccava” i cellulari

Fondamentale il ruolo di un 18enne marocchino denunciato per ricettazione

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REGGIO EMILIA. Ragazzini normali, certo, studenti provenienti per la maggior parte da buone famiglie, con i genitori caduti dalle nuvole durante il colloquio in questura, anche se tra la galleria dei responsabili non mancano i casi di nuclei parentali problematici. Eppure i ragazzini costituivano una banda organizzata, con ruoli e funzioni ben definite.

All’interno della baby gang non mancava nemmeno l’hacker esperto informatico: un 18enne di origini marocchine che smanettava sui computer e aveva il compito di “craccare” e violare i sistemi informatici, rendendo utilizzabili i telefonini e gli altri oggetti tecnologici (iPad o altro) rapinati.

Da notare che l’hacker, secondo gli elementi probatori raccolti, non ha partecipato materialmente ai colpi: perciò è stato denunciato a piede libero con l’accusa di ricettazione dal punto di vista giuridico la sua posizione è più lieve.

Tuttavia il suo ruolo era fondamentale: a lui si rivolgevano d’abitudine i coetanei della gang per sbloccare i cellulari (anche iPhone piuttosto complessi), azzerarne la memoria e metterli a disposizione dei complici.

Secondo l’accusa, gli autori delle rapine passavano sempre da lui, ricettatore in erba. Durante la perquisizioni domiciliare nell’abitazione del maggiorenne, eseguita dai poliziotti qualche settimana fa sotto gli occhi allibiti dei familiari, è stato trovato un solo smartphone rubato; ma dalle tracce rimaste sul computer, il 18enne avrebbe “lavorato” su diversi cellulari, vincendone i sistemi di sicurezza.

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