Reggio Emilia, rabbia dei residenti per l’antenna telefonica a pochi metri dall'asilo
Già partita una raccolta di firme tra i cittadini che frequentano il parco Mandela, in via Gran Sasso. La compagnia telefonica ha predisposto il basamento accanto al centro diurno
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REGGIO EMILIA. Proseguono le preoccupazioni per l’installazione di un impianto per la telefonia mobile Wind alto 33 metri in via Gran Sasso d’Italia, adiacente al centro diurno Melograno e a poca distanza da un asilo, da una scuola elementare, da un centro sportivo e da altre numerose realtà di quartiere.
Davanti alle protezioni che circondano i lavori, alcuni cittadini hanno espresso il loro disappunto imbrattando la cartellonistica e poco distante, nei pressi del centro diurno per anziani, si trovano diversi inviti a partecipare alla raccolta firme contro l’installazione dell’antenna.
La popolazione residente e quella che frequenta il quartiere, considerando le strutture ricettive che lo circondano, teme che i campi elettromagnetici generati dalla stazione radio possano provocare danni concreti alle persone, soprattutto alle fasce più deboli come bambini e anziani.
«Dal punto di vista puramente tecnico – lamentano i cittadini – la Wind ha ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie, ma dal punto di vista dell’impatto che ha sui residenti si deve considerare che i limiti di emissione, sulla base dei quali sono state concesse queste autorizzazioni, si riferiscono a normative, le più recenti delle quali risalgono al 2003».
Le compagnie telefoniche hanno dalla loro parte una legge che le autorizza a installare i ripetitori praticamente ovunque (senza che i Comuni possano mettere veti), perché la legge assegna alle antenne il valore di utilità pubblica.
Inoltre, il fatto che ognuno di noi porti sempre con sé il proprio telefonino rende ovvio il vantaggio di avere “molte tacche a disposizione”, ma meglio sarebbe con la sistemazione di un’antenna non proprio sotto casa nostra.
Basta muoversi veramente di poco attorno a quella base, per capire quante persone attraversino quegli spazi; soltanto ruotando su se stessi si possono vedere attività commerciali, campi da gioco per ragazzi e bambini, case e palazzi, una pista ciclabile che costeggia il parco e, per l’appunto, il centro diurno che vede dalle cucine il proprio orto affacciarsi sulla base di cemento dell’antenna.
Proprio all’interno del Parco Nelson Mandela si trova il centro sociale Buco Magico, che ha ospitato nel dicembre 2015 la riunione fatta per discutere di questo progetto: peccato che nessuno dei residenti e frequentanti di via Gran Sasso, pare, ne abbia avuto notizia per tempo. Il cantiere è partito all’inizio dell’estate, magari augurandosi di giungere a fine lavori il più indisturbati possibile.
Essendo poi la zona recintata veramente attaccata al centro diurno, è sembrato che fossero normali lavori di ristrutturazione, fino a quando qualcuno è stato abbastanza curioso da cercare di capire cosa stesse accadendo per poi far insorgere tutti gli interessati. Se gli effetti dei campi elettromagnetici che ci circondano sono ancora controversi, questo il senso della protesta, non si può presumere che siano innocui.
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