Terre di Canossa, un piano per il rilancio
In Provincia illustrato il piano strategico pubblico-privato che mira a incrementare il turismo
CANOSSA. Partiamo dai tempi del progetto: due anni per completare i cantieri avviati a Riverzana (dove sarà realizzato un albergo diffuso), e il recupero e restauro conservativo della chiesa di Canossa, dell’attiguo monastero e della casa colonica, dove sorgeranno sale convegni e altri spazi culturali. E serviranno non meno di altri 15 - 20 anni (periodo minimo per accedere a due tranche dei Fondi strutturali dell’Ue), per dispiegare le sue potenzialità.
Questi i due traguardi del piano strategico Terre di Canossa, delineati dal presidente della Provincia Giammaria Manghi, dal sindaco di Canossa Luca Bolondi e dai rappresentanti degli enti associazioni che hanno aderito, partendo dalla valorizzazione del castello matildico (su cui i lavori di consolidamento sono già in corso grazie a finanziamenti di Stato e Regione), meta di 20mila visitatori l’anno.
Si tratta di un Protocollo d’intesa per lo sviluppo che vuole rendere turisticamente appetibile e spendibile l’area vasta Terre di Canossa, mettendo insieme risorse pubbliche e private, promuovendo turismo, territorio, cultura ed economia e determinando una ricaduta sui territori interessati.
L’area coinvolta nel progetto – il primo del genere in Emilia Romagna – parte dalle Cinque Terre e arriva al Lago di Garda, puntando sul marchio internazionale e riconoscibile della Contessa Matilde; fino a ora ha già convinto ad aderire nove comuni reggiani, la Diocesi di Reggio e Guastalla, quattro associazioni di categoria e aziende private.
A detta degli entusiasti promotori «si tratta solo del primo passo», anche se qualche assessore presente alla conferenza stampa in Provincia, qualche dubbio sull’effettiva ricaduta sui singoli territori, seppur a bassa voce, l’ha manifestata. Così come nel Piano illustrato restano due voragini da riempire: il convento di Montefalcone (ora nella disponibilità della Bper) e il castello di Rossena (di proprietà della Curia che fino a ora ha cercato invano di disfarsene) e di cui sono incerti destinazione e utilizzo. Il progetto di rilancio e promozione della zona matildica ha obiettivi ambiziosi e partendo dal connubio cultura ed enogastronomia, punta a trovare le risorse per superare le criticità del territorio: mobilità, e viabilità inadeguate, carenza di servizi, di strutture ricettive, scarsa o assente manutenzione dei beni e del patrimonio naturale, scarsa capacità di attrarre investimenti.
E probabilmente non basterà la buona volontà già manifestata da Provincia e Comune di Canossa a favorire varianti urbanistiche per trasformare casolari abbandonati in strutture ricettive.
Roberto Fontanili
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