Gazzetta di Reggio

Reggio

«Cannizzo amico della gente sbagliata»

di Tiziano Soresina
«Cannizzo amico della gente sbagliata»

La difesa dell’ex carabiniere accusato di tentata estorsione: «Ingenuamente non si era accorto in che contesto si trovava»

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REGGIO EMILIA. «L’errore di Mario Cannizzo è di aver dato fiducia ed amicizia a persone sbagliate e la sua colpa quella di non essersi accorto del contesto in cui si trovava. La sua pena è tutto quello che ha passato sino ad ora, carcere ed arresti domiciliari compresi, mentre il conforto lo potrà avere da una sentenza d’assoluzione le cui ragioni voglio sommessamente illustrarvi». Pesa le parole l’avvocato Giovanni Tarquini che con il collega Carmine Migale difende l’ex carabiniere Cannizzo. Dietro ai suoi due legali, il militare in pensione segue nervosamente l’arringa, del resto lui nell’aula-bunker si è visto spesso, perché avrebbe voluto gridare la sua innocenza, ritenendosi ingiustamente alla sbarra. Due le accuse che riguardano Cannizzo: tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso nei confronti dell’imprenditore viterbese Andrea Cesarini e simulazione di reato per due telefonate intimidatorie ricevute ma che l’accusa ritene false. E in entrambe le vicende c’entra il rapporto con Antonio Silipo (l’imprenditore edile cutrese è stato condannato nell’Appello di Aemilia a Bologna).

In avvio di arringa viene stigmatizzato non solo il fatto che l’accusa «non abbia ritenuto di motivare, pur sollecitata dal giudice, le sue pesantissime richieste di condanna per Cannizzo, cioè 14 anni di reclusione», ma anche che il pm nelle sue conclusioni parli di sostanziale e generica attendibilità del quadro probatorio: «Per condannare qualcuno – replica deciso Tarquini – occorre una precisa e rigorosa presenza di prove, certe, specifiche ed inequivocabili, al di là di ogni ragionevole dubbio!».

La difesa ha molti dubbi sulla figura di Cesarini («Persona offesa della contestata estorsione, costituitosi parte civile e poi scomparso in tale veste dal processo...»), poi entra nel “cuore” dell’imputazione, cioè che per l’accusa Cannizzo accompagnò il 17 ottobre 2012 (con Luigi Silipo) l’imprenditore reggiano Omar Costi ad un appuntamento con Andrea Cesarini per fare pressioni su quest’ultimo. Tarquini cita le parole di Cesarini sull’incontro («Quel giorno dal commercialista non ci fu nessuna richiesta di soldi , esclusivamente sistemare i conti , quelle fatture che non si trovava. I rapporti erano sereni») che oltretutto non ricorda l’ex carabiniere e nemmeno lo riconosce in foto: «Questo molto semplicemente – rimarca Tarquini – è la conferma che Cannizzo non ha avuto alcuna parte attiva in quell’incontro». Sul posto dell’incontro era in atto un pedinamento degli inquirenti e Cannizzo riconosce l’appuntato Enzo Caruso, a cui poi telefona: «Lo chiama tre volte sul numero della centrale operativa – spiega il difensore – e gli dice che aveva accompagnato una persona da un commercialista, è chiaro che Cannizzo è in buona fede, non ha niente da nascondere e comunque non è consapevole della natura di quell’incontro. Inoltre non risulta alcun contatto fra Silipo e Cannizzo in base al quale quest’ultimo riferisca delle sue ricerche informative presso Caruso e i carabinieri. Eppure Silipo era sotto intercettazione e se l’avesse chiamato lo sapremmo». Poi si vira sulla simulazione di reato: «La telefonata di minaccia è reale, il fatto poi che secondo l’accusa sia frutto di un accordo con Silipo non trova alcun serio e dirimente riscontro». Vengono aggredite anche le parole del pentito Antonio Valerio che ha “dipinto” Cannizzo come «portinaio o uomo di fiducia» di Antonio Silipo (ritenuto figura di punta della cosca) da cui prendeva lo stipendio. «Cannizzo ha presentato una denuncia nei confronti di Valerio, perché dalle sue dichiarazioni non scaturisce nessun vero, concreto e preciso elemento d’accusa e nemmeno alcun riscontro viene aggiunto. Getta solo generico – sottolinea Tarquini – ed inutile fango su Cannizzo. C’è poi lo “schemino” con il compasso e Cannizzo dentro il circoletto di Silipo: assurdo, ha colpito chi voleva lui, peccato che manchino i riscontri a quello che dice! Ed è questo che rileva in questa sede».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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