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Ordinò l’eccidio di Cervarolo, è ancora libero

Ordinò l’eccidio di Cervarolo, è ancora libero

Villa Minozzo: il sergente Wilhelm Karl Stark, 98 anni, raggiunto a Monaco da una troupe della Rai

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VILLA MINOZZO. Sono cinque i criminali di guerra nazisti macchiatisi di orrendi crimini in Italia e ancora in vita: condannati in via definitiva dalla Giustizia militare italiana ma mai consegnati dalla Germania.

Berlino non ha concesso nè l’estradizione nè l’esecuzione della pena a casa loro.

Cinque ultranovantenni, responsabili di stragi nel nostro Paese a cavallo tra il 1943 e il 1945, che non hanno mai trascorso un solo giorno in prigione. Il Tg1 ha raccontato ieri sera, nell’edizione delle 20, la storia di uno di loro, tristemente noto sull’Appennino reggiano. L’inviato Alessio Zucchini si è recato in un sobborgo di Monaco di Baviera, a casa di Wilhelm Karl Stark, 98 anni, sergente della divisione corazzata Hermann Goering della Wehrmacht, condannato in via definitiva in Italia per una serie di eccidi, tra cui la strage di Cervarolo, compiuta il 20 marzo del 1944, in cui furono trucidati 23 civili e il parroco del paese.

L’ex sergente – che il 26 novembre 2011 aveva già ricevuto la visita sgradita di Italo Rovali, presidente del comitato delle vittime di Cervarolo, e Matthias Durchfeld, il ricercatore di nazionalità tedesca che da anni collabora con Istoreco, che gli avevano portato a casa sua la sentenza del tribunale di Verona – messo alle strette dal giornalista Rai, ha confermato di essere stato con la Goering in quei luoghi ma continua a negare le sue responsabilità e non mostra alcun segno di pentimento.

«Non mi interessa, la vicenda è conclusa», la risposta al cronista del Tg1 che gli chiedeva cosa si sentisse di dire ai tanti familiari delle sue vittime. Eppure era proprio Wilhelm Stark a dare ordini durante le fucilazioni di massa.

Italo Rovali, presidente del comitato familiari delle vittime e avvocato costituito parte civile al processo di Verona,ieri ha accompagnato una seconda troupe della Rai, guidata dal giornalista Giuseppe Lavenia, sui luoghi dell’eccidio: «Abbiamo avuto verità storica dal processo, che era il nostro primo, grande obiettivo – commenta Rovali – Siamo però amareggiati, perché non abbiamo avuto giustizia fino in fondo: abbiamo una sentenza passata in giudicato, ma abbiamo un signore di 98 anni tranquillamente in pantofole a casa sua. La pena non viene espiata in Germania e non è stata concessa nemmeno l’estradizione. E non c’è stato nemmeno il risarcimento civile, come stabilito dalla sentenza. E questa è una beffa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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