Gazzetta di Reggio

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«Con la nuova Pet diagnosi più efficaci»

di Luciano Salsi
«Con la nuova Pet diagnosi più efficaci»

Versari, primario di Medicina nucleare: «Il tempo per un esame si dimezza, riducendosi mediamente a 7-8 minuti»

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REGGIO EMILIA . Tutto è pronto, nel reparto di medicina nucleare del Santa Maria Nuova, per mettere in funzione la nuovissima apparecchiatura Pet/Ct, che s’è aggiunta alla vecchia Pet per migliorare e aumentare le prestazioni della diagnostica per immagini utile soprattutto in ambito oncologico. La cittadinanza è invitata alla cerimonia d'inaugurazione, che si terrà oggi alle 15 tra viale Risorgimento e viale Murri, in prossimità dell’ingresso principale dell’ ospedale.

Saranno presenti il direttore generale dell’Ausl, Fausto Nicolini, il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, il sindaco, Luca Vecchi, il presidente della provincia, Giammaria Manghi e il direttore generale di Grade onlus, Roberto Abati. Subito dopo avranno inizio le visite guidate alla sofisticata strumentazione, collocata in un locale di 42 metri quadri adeguatamente schermato. Oggi dalle 16.30 e domani dalle 10 alle 17 il primario di Medicina nucleare Annibale Versari e i suoi collaboratori ne illustreranno le caratteristiche ai visitatori.

Pet significa Positron emission tomography, cioè tomografia ad emissione di positroni. Ct sta per Tac, cioè tomografia assiale computerizzata. La macchina unisce entrambe le prestazioni: «La Pet – spiega Versari – è molto sensibile e consente di rilevare, nella fase iniziale dei tumori, i cambiamenti metabolici delle cellule, che precedono di molto il cambiamento anatomico. È molto importante vedere precocemente queste trasformazioni, ma ne risultano immagini poco definite. Entra allora in gioco la Tac, che produce un’immagine nitida, che viene fusa con quella della Pet. La vecchia apparecchiatura, acquistata nel 2006, è meno avanzata. La nuova è completamente digitale. Basandosi su algoritmi molto sofisticati, ha una maggiore sensibilità e velocità. Il tempo necessario per un esame si dimezza, riducendosi mediamente da 15 o 20 minuti a 7 o 8. L’anno scorso con una sola macchina abbiamo eseguito 3.250 diagnosi computerizzate. Con le due apparecchiature contiamo di arrivare a cinquemila». L’esame viene preceduto dall’iniezione di un radiofarmaco, cioè di una sostanza che va a posizionarsi nelle cellule del paziente emettendo le radiazioni di positroni percepite dalla macchina. In molti casi si usa un composto del fluoro combinato con il glucosio, che va a depositarsi soprattutto nelle cellule tumorali caratterizzate da un metabolismo accelerato.

«La Pet/Ct – precisa Versari – viene impiegata nel 90% dei casi per la diagnosi dei tumori. Il restante 10% riguarda soprattutto le malattie infiammatorie-reumatologiche e in misura minore quelle neurologiche, come le demenze senili».

Il dispositivo non serve per la terapia. Migliora nettamente la capacità diagnostica, ma riporrebbe invano le sue speranze chi pensasse di impiegarlo per la prevenzione tramite uno screening oncologico di massa.

«L’apparecchiatura – chiarisce Versari – è troppo sensibile per servire a tale scopo. Evidenzierebbe anche molte variazioni metaboliche non legate all’insorgere di tumori. Creerebbe apprensioni e angosce ingiustificate in persone sane. La Pet serve soprattutto, invece, per individuare le recidive o le metastasi in pazienti già sottoposti a cure».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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