Ma gli enti locali non investono
Il made in Reggio aumenta dell’8,7% . L’innovazione tecnologica rischia di insidiare i posti di lavoro
REGGIO EMILIA . Dal reportage presentato nell’aula magna dell’Università dalla Banca d’Italia che pone la nostra regione ai vertici nazionali e ai primi posti in ambito europeo, si possono ricavare interessanti indicazioni riferite alla provincia reggiana. Il dato che balza subito all’occhio è l’aumento dell’8,7% delle esportazioni “made in Reggio”: un fattore ciò ha garantito fatturati più alti a diversi settori.
Mediamente la produzione industriale in senso stretto è salita di quattro punti percentuali e ne hanno beneficiato in particolare la meccanica, l’agroalimentare, il packaging, la ceramica.
L’occupazione si è invece leggermente contratta (- 0,2%) ed è salita la disoccupazione (+4,9%) che resta pur sempre di gran lunga più contenuta rispetto al resto del Paese. Il fenomeno deriva probabilmente dall’introduzione di innovative tecnologie adottata da molte aziende. Le imprese nel 2017 hanno puntato in modo sensibile – tutti concordi su questo punto i relatori che hanno partecipato all’assise dell’Istituto di emissione nella sede di Unimore – sugli investimenti per essere sempre più competitivi a livello internazionale.
Cosa che – a quanto pare – non avviene invece da parte delle amministrazioni pubbliche. A tale proposito tutti i rappresentanti delle organizzazioni imprenditoriali hanno lamentato i ritardi della burocrazia e i continui rinvii nella dotazione di strutture per la mobilità di persone e merci.
I prestiti bancari richiesti lo scorso anno lo confermano. In calo ogni trimestre – e ciò accade anche all’inizio del 2018 – sono infatti le domande di finanziamento degli enti pubblici. Misurate ma positive le domande del settore privato con diversità più o meno marcate fra le grandi e medie imprese e quelle più piccole, spesso di carattere famigliare.
I dati raccolti dalla Banca d’Italia includono i pronti contro termine e le sofferenze. Da considerare inoltre che nel settore privato sono comprese le istituzioni senza scopo di lucro al servizio delle famiglie e le unità non classificabili.
Nelle piccole imprese sono infine conteggiate le società in accomandita semplice e in nome collettivo, le società semplici, le società di fatto e le imprese individuali con meno di 20 addetti. (l.v.)
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