Reggio Emilia stabile come la Germania
La nostra provincia nel cuore di un’area considerata fra le più all’avanguardia d’Europa dal punto di vista economico
REGGIO EMILIA . La nostra provincia è nel cuore di un’area iperdinamica con un’imprenditoria manifatturiera che sa resistere alle avversità. Tanto che messe insieme Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto vengono definite «la nuova Germania». I dati raccolti dalla Banca d’Italia relativi al 2017 confermano che questo territorio ha smaltito la crisi iniziata dieci anni fa. E che anche nel 2018 si sta correndo con il vento in poppa. Ma ci sono inciampi e carenze da colmare. Lo hanno detto, nell’aula magna della sede reggiana dell’Università, docenti, studiosi di economia e rappresentanti delle grandi organizzazioni imprenditoriali in occasione della presentazione del Rapporto sull’Economia regionale stilato dalla Banca di emissione rappresentata dal direttore di Bologna, Francesco Trimarchi, che ha condotto e concluso i lavori.
«La conoscenza delle dinamiche di sviluppo sono utili per programmare il futuro», ha premesso il pro rettore reggiano di Unimore, Riccardo Ferretti, soffermandosi poi sui rischi di chi conduce le imprese e lamentando le eccessive sofferenze finanziarie patite da quelle di piccole dimensioni.
In effetti – ha precisato Chiara Bentivogli della Banca d’Italia di Bologna – se l’Emilia-Romagna ha ripreso a correre lo deve in gran parte alla sua capacità di non arrendersi e di investire sempre per migliorare le proprie performance. Sono soprattutto le aziende di maggiori dimensioni che puntano sul rilancio con l’innovazione.
La meccanica resta asse portante, l’agroalimentare e il packaging sono le più dinamiche. Vanno bene anche i trasporti. E poi: exploit del turismo, costruzioni in stallo e, di conseguenza, restano piatti i prezzi degli immobili. Il commercio è in salute solo nella grande distribuzione; il piccolo è invece in affanno, anche considerando che crescono gli acquisti online. L’Emilia-Romagna va forte perché esporta 60 miliardi incassati nel 2017, tanto come la Finlandia. «Se però vogliamo continuare – ha subito aggiunto Marco Bonometti presidente Confindustria Lombardia – servono più investimenti pubblici, meno burocrazia, sostegni alle imprese minori».
«Se Reggio Emilia regge – ha osservato Mauro Severi, presidente reggiano di Unindustria – è un “miracolo” che deriva dalla sua cultura contadina votata al sacrificio. Bene le grandi imprese ma anche le “multinazionali tascabili». Però – è stato notato – le banche debbono entrare meglio nel dialogo con le realtà più intraprendenti perché i fondi alimentano l’innovazione. Severi ha quindi segnalato la carenza di alcune professionalità (ingegneri, tecnici, saldatori, controllori di prodotto) e lamentato troppi ritardi infrastrutturali. L’Alta Velocità è l’unica perla. Pienamente concorde Pietro Ferrari, presidente di Confindustria Emilia Romagna, prima delle riflessioni finali del docente di Economia Industriale, Mauro Mosconi, che ha condiviso i suggerimenti per moltiplicare il manifatturiero ricordando che se prima «giravano le merci ora girano le imprese».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
