E le notizie vere? Da galera
L'editoriale di Stefano Scansani, direttore della Gazzetta di Reggio
La Reggiana è in vendita. La notizia è stata data in anteprima martedì scorso dalla Gazzetta e ha legittimamente atterrito centinaia di reggiani. Qualcuno di loro, illegittimamente, si è imbarbarito a tal punto da meritare un posto in questo quadretto domenicale.
Perché – ogni tanto e in fase terapeutica – un dosaggio di intelligenza e rispetto fa bene. Anche nello sport devono persistere le umane maniere di stare al mondo. Tra i tantissimi abbiamo scelto quattro commenti depressi, postati sotto la prima pagina della Gazzetta online.
Titolo: “I Piazza: vendiamo la Reggiana”. Sottotitolo: “Dopo i fatti di Siena annuncio choc: ‘Troppo impegno per una famiglia sola’”.
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Matteo S. : “Io spero che abbiate appreso la notizia da fonti ufficiali. Una prima pagina del genere, senza la sicurezza della notizia, è da galera. Attendiamo comunicato ufficiale prima di fasciarci la testa”.*
Enrico R. : “Non credo a certi giornalisti terroristi!!!”.*
Alfredo A. : “Brava GdR, missione compiuta! Gli inserzionisti ve ne saranno riconoscenti”.*
Enrico R. : “I soliti giornalisti terroristi, secondo voi Piazza ha già speso più di 10 milioni di € e se ne va così? Non avete proprio un cazzo da scrivere buffoni giornalisti!!!”.*
Non sappiano di che cosa questi signori si occupano o che cosa li preoccupa, quale educazione abbiano ricevuto e quale formazione spandano nel loro intorno. Ne rispettiamo il privato. Ma è doveroso circoscrivere la loro ignoranza pubblica, perché ci tocca tutti.
Propongo il diario della vicenda.
I giornalisti della Gazzetta fanno il loro mestiere, e quelli sportivi hanno un contatto costante con Mike e Alicia Piazza. Lunedì gli stessi coniugi hanno chiamato dagli Stati Uniti e concordato con il nostro giornale di uscire con la loro determinazione. Cioè, incredibile ma non raro, è stata la notizia a raggiungere noi. Abbiamo conservato la dichiarazioni dei Piazza in inglese.
Eccola qua: “After recent events, and much thought and consideration, Alicia and I have decided to make Reggiana available for sale, in whole or in part. This is a significant battle for one family to fight alone. And, unfortunately, there are approaching deadlines that do not afford us the time to take a break and work through the legal issues. We invite any potential partners or owners to step forward immediately".
La notizia ha meritato la prima pagina: sei colonne e due pagine interne nell’edizione di martedì scorso. Inevitabile e comprensibile è seguita la reazione della città, dei tifosi.
Cosicché soltanto in quel giorno e più tardi sul sito della Reggiana è apparso il comunicato tradotto, sotto il titolo ultrapiatto “La nota del vice presidente Alicia Piazza”: “Sfortunatamente la Reggiana è stata oggetto di attacchi sin dall’arrivo di Mike. Il progetto era ambizioso. Un progetto dove Mike ed io abbiamo messo cuore, tempo e finanze. Ma a parte le battaglie legali, gli atti di bullismo subiti sulla questione stadio, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la “sospetta” sconfitta di Siena. Siamo persone generose, non pazzi. Vi posso assicurare che non c’è persona più rammaricata e triste per la catena di eventi che si è verificata. A volte addirittura abusivi. Non possiamo permettere che questo trattamento continui. Mike ed io siamo orgogliosi del lavoro fatto. Ma come dice Mike: “a tutto c’è un limite”. Questo progetto richiede la presenza di più partner. Non una sola famiglia. Mike ed io vogliamo mandare il nostro amore a tutti i tifosi in questo difficile momento”.
Arrivo al punto, quello che nelle favole si chiama “la morale”. Il lavoro giornalistico è funzionato benissimo, perché la notizia è uscita in tempo reale, totale, vera, ha servito il diritto di sapere dei lettori, è stata sostenuta da fonti certe e controllate (gli stessi Piazza). Quello che non funziona è l’idiozia dilagante di chi non intende due cose: come funziona e a che serve l’informazione professionale e il senso – anche scomodo – della verità. Taluni avrebbero preferito leggere il comunicato della società, scaturito dai nostri servizi. Semmai ci fosse stato. Dunque noi che facciamo il nostro mestiere saremmo terroristi, buffoni e da galera. Mentre un gelido bollettino li avrebbe felicemente intruppati, persuasi, anestetizzati. Gol.
È andata a farsi benedire la misura delle parole. Qui ne combino due che inquadrano il fenomeno: idiozia e codardìa, perché molti dopo avere digitato pubblicamente coglionerie o violenze cancellano i loro scritti, oppure chiedono scusa e pietà negli invisibili contatti personali. Costoro non si possono chiamare sportivi. Neanche cittadini.
s.scansani@gazzettadireggio.it
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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