Malavita, spunta l’arsenale
Trovati dai carabinieri armi e ordigni: nei guai tre calabresi. L’ombra della mafia
REGGIO EMILIA. Pistole, revolver, fucili a pompa e fucili semiautomatici, carabine potenziate e silenziatori, decine di chili di polvere da sparo e ordigni esplosivi sequestrati dai carabinieri.
Si tratta del più ingente sequestro di armi operato ai calabresi nel Reggiano, dove è in corso Aemilia, il più grande processo contro le infiltrazioni di ’ndrangheta mai celebrato al Nord. Il gip Giovanni Ghini lo definisce – nei provvedimenti restrittivi presi – come “una disponibilità di armi e munizioni sufficiente per una piccola guerra”. Gli accertamenti ora dovranno chiarire se si tratta di un arsenale nella disponibilità della criminalità organizzata, più specificatamente della ’ndrangheta vista l’origine dei coinvolti in questa inquietante vicenda. Armi per un “esercito di calabresi” o semplici ricettatori specializzati in compravendite illecite.
TRE IN MANETTE. Con l’accusa di illecita detenzione di armi, anche clandestine e da guerra, e del relativo munizionamento, i militari hanno arrestato tre persone: Giovanni Audia, idraulico 33enne che vive a Cadelbosco Sopra, incensurato, trovato in possesso della maggior parte di quell’autentico arsenale; Giuseppe Minarchi, magazziniere 34enne, residente a Castelnovo Sotto, con piccoli precedenti penali (danneggiamento e oltraggio), infine Alfonso Vasapollo, 50 anni, abitante a Reggio Emilia, con sulle spalle sei condanne per detenzione di armi e per lesioni.
Quest’ultimo – l’unico dei tre rimasto in carcere, in possesso di due fucili e una pistola – è originario di Cutro, gli altri due sono di Crotone.
LA “SANTA BARBARA”. A loro sono stati sequestrati pistole e revolver, fucili a pompa e semiautomatici, carabine modificate e potenziate, diversi silenziatori, polvere da sparo, inneschi e ordigni esplosivi già confezionati. Si tratta di armi o congegni esplosivi di straordinaria offensività e pericolosità, secondo gli investigatori. In particolare, tra gli altri, un ordigno artigianale contenente sfere d'acciaio attivabile con un meccanismo a strappo e diversi componenti per fabbricarne altri. In sequestro anche diversi fucili rubati tra le province di Verona e di Reggio Emilia, un fucile a canne mozze e pistole con matricola abrasa.
Oltre ai tre arrestati, nei guai è finito anche un altro calabrese 46enne abitante a Reggio Emilia, trovato in possesso di circa mezzo etto di marijuana: per lui è scattata la denuncia alla procura reggiana per detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti. Nel corso dell'operazione disposta dal colonnello Antonino Buda e messa in atto dai carabinieri di Reggio Emilia, Guastalla e Castelnovo Monti e con due unità anti-esplosivi del nucleo cinofili di Padova, hanno operato oltre 50 militari, coordinati dal sostituto procuratore Valentina Salvi. In azione anche i cani del nucleo cinofili di Torreglia, in provincia di Padova, specializzati proprio nell’individuare esplosivi e tracce di polvere da sparo.
È stato uno di loro, ad esempio, a far scoprire, in un giardino, una pistola che era stata precedentemente lanciata dalla finestra da uno degli arrestati – cioè Vasapollo – all’arrivo dei carabinieri. Pistola finita tra la fitta vegetazione del giardino e scovata, per l’appunto, dai cani. Audia custodiva il suo arsenale in un garage preso in affitto, mentre Minarchi teneva in un portaombrelli il revolver (senza registrazione legale) trovatogli dai militari.
QUINDICI PERQUISIZIONI. Un’operazione preventiva, costituita da oltre una quindicina di perquisizioni, finalizzate al controllo di persone sospettate o pregiudicate per reati concernenti armi da fuoco.
Un risultato importante quello conseguito dai carabinieri che necessita adesso dei giusti approfondimenti per rispondere a una serie di interrogativi, tra i quali accertare se si tratta di armi che abbiano già sparato o per conto di chi erano custodite. Molte delle risposte si attendono dagli accertamenti di natura balistica che verranno effettuati nei laboratori dei Ris di Parma. E ancora, come si è arrivati a questi sequestri? Grazie a una “soffiata” o gli spunti investigativi sono giunti da intercettazioni che fanno parte di un’inchiesta più vasta?
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
