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presidio arcigay in prefettura 

«Nigeriane sfruttate e un migrante gay senza accoglienza»

REGGIO EMILIA . Arcigay va in Prefettura per protestare contro ritardi e discriminazioni nelle pratiche di accoglienza di ex prostitute straniere. Oggi alle 11 una delegazione di Arcigay Gioconda...

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REGGIO EMILIA . Arcigay va in Prefettura per protestare contro ritardi e discriminazioni nelle pratiche di accoglienza di ex prostitute straniere. Oggi alle 11 una delegazione di Arcigay Gioconda sarà infatti davanti ai locali della Prefettura, in via San Pietro Martire 15, per «chiedere spiegazioni dei gravi ritardi nell’ingresso nei progetti di accoglienza di due donne africane che nei mesi scorsi si sono rivolte all’associazione per i diritti civili per cercare di sfuggire alla tratta della prostituzione».

Il gruppo sarà formato dal presidente di Arcigay Gioconda, Alberto Nicolini, con la responsabile donne, Fabiana Montanari, l’avvocata dell’associazione, Valeria Munari, i consiglieri comunali Dario De Lucia e Lucia Lusenti, e una rappresentante di una chiesa africana di Reggio che lotta per la liberazione delle donne dalla tratta.

Nicolini chiederà un incontro urgente con il prefetto Maria Forte per parlare della situazione di due ragazze nigeriane «vittime della tratta della prostituzione, che attendono da oltre due mesi di entrare nel progetto di accoglienza sebbene tutti i criteri siano stati soddisfatti e nonostante i numerosi posti liberi (oltre 300 al momento) nelle strutture di accoglienza reggiane». Sempre sul tema, Arcigay domanderà chiarimenti su un nigeriano omosessuale espulso nel settembre 2017 dalla casa in cui viveva in provincia, perché sospettato di spacciare hascisc.

L’associazione contesta le accuse, ricordando come «durante la perquisizione di maggio 2018 svolta con cani nel suo appartamento non sia stato trovato assolutamente nulla». Il ragazzo sta completando le pratiche per l’asilo, le sue preferenze sessuali lo rendono una persona perseguitata in Nigeria, dove rischia una lunga condanna, e l’attuale quadro non lo aiuta certo: «Non è accettabile che la richiesta di protezione per motivi umanitari di un ragazzo gay sia all’atto pratico resa impossibile in assenza di un giudizio di tribunale e in assenza di prove concrete – attacca Nicolini – Il ragazzo è un volontario di Arcigay nelle attività di prevenzione dell’hiv e per delle accuse si trova nella situazione di non avere un posto dove stare, accedere ai corsi di italiano, e di non poter con un legale la propria richiesta di asilo».

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