C7, l’azienda è pronta a ricollocare otto operai
Castelnovo Sotto: in bilico 36 dipendenti, due si sono licenziati. Incertezza per 26 Il sindaco: «Fase delicata, ma l’apertura a una soluzione condivisa c’è stata»
CASTELNOVO SOTTO. «È una fase molto delicata delle trattative. Il nostro impegno resta quello di capire come aiutare gli operai». È la prima “grana” che deve affrontare il neo eletto sindaco di Castelnovo Sotto, Francesco Monica, al quale è spettato di sedere al tavolo regionale di crisi della C7, l’azienda che produce prefabbricati in cemento e sulla quale pesa la procedura di licenziamento collettivo per tutti i 36 dipendenti, avviata dalla proprietà, Margaritelli Ferroviaria spa, colosso delle infrastrutture per l’alta velocità.
Al secondo round in Regione – il terzo è stato convocato per questa settimana – da parte Margaritelli, socio unico della srl, acquisita nel 2015 dalla liquidazione coatta Coopsette, assieme ad altre linee di produzione, un’apertura a individuare una soluzione condivisa, alla fine è arrivata.
«Ma siamo ancora ben lontani – prosegue Monica – dal raggiungere un risultato soddisfacente». Istituzioni e sindacati – al tavolo Sabatino Aliberti, segretario generale Fillea Cgil – avevano chiesto, prima tra le soluzioni, il ricollocamento delle maestranze all’interno della galassia Margaritelli (un altro stabilimenti a Cadelbosco per la produzione di traversine ferroviarie, diverse sedi tra Italia e Francia).
La risposta è arrivata nell’ultima riunione: l’amministratore delegato Margaritelli sul piatto ha messo un numero: 8 che rappresenta la quota di operai sui quali la spa potrebbe impegnarsi per il salvataggio.
Altri due dipendenti C7 hanno deciso, in autonomia, di uscire dall’azienda «perché hanno la possibilità di fare scelte di vita diverse» spiega Monica. Dunque restano 26 operai il cui destino è incerto.
Una soluzione – prospettata in particolare durante gli incontri del tavolo aziendale, al quale partecipano operai, Rsu e sindacati – è quella dell’uscita volontaria dall’azienda, ma con il paracadute degli incentivi.
«Cerchiamo di capire se ci sono operai disponibili a percorrere questa strada – afferma Aliberti – ma c’è da valutare bene la situazione». Due i punti interrogativi: se e quanti operai potrebbero accettare di abbandonare il posto di lavoro e l’ammontare degli incentivi che l’azienda metterebbe a disposizione. «È chiaro che noi cerchiamo la migliore soluzione per tutte le maestranze – conclude il sindacalista – ci auguriamo che l’azienda condivida il nostro sforzo». L’argomento ammortizzatori sociali verrà affrontato quanto le partite su uscite volontarie e ricollocamenti saranno concluse. (c.o.)
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